Forte incidenza della pandemia sulle imprese, come c’era da aspettarsi, e forti riduzioni in particolare per il settore turistico, soprattutto per le presenze straniere. Questo lo scenario che emere su Terni dal Rapporto Statistico ‘Indicatori dell’economia ternana’, realizzato dall’Osservatorio provinciale istituito in prefettura e al quale hanno partecipato Istat, Arpal Umbria, Camera di Commercio, Inps e Ispettorato Territoriale del Lavoro Terni-Rieti, con il contributo informativo della Banca d’Italia. La pubblicazione, aggiornata al 30 giugno 2020, mette in relazione i dati statistici ufficiali forniti da diversi enti ed amministrazioni operanti sul territorio, in particolare per la vitalità delle imprese, il commercio con l’estero, le dinamiche occupazionali e creditizie, gli ammortizzatori sociali e il turismo.

I numeri In base ai dati del registro imprese della Camera di commercio di Terni, nei primi due trimestri del 2020 il numero d’imprese attive è, rispettivamente, di 18.482 e 18.620 unità, con un incremento pari, rispettivamente, a 102 e 86 unità (+0,6 e +0,5 per cento) rispetto allo stesso periodo del 2019. Tasso in crescita dunque ma con un trend dimezzato. La consistenza delle imprese continua a crescere dopo la contrazione del 2017,  dovuta principalmente a operazioni di riallineamento del registro camerale, anche se con un tasso di incremento dimezzato rispetto all’anno precedente. La crescita ha riguardato sia il comparto della manifattura sia quello dei servizi a imprese e famiglie. Diminuisce il flusso delle importazioni e delle esportazioni in quasi tutti i settori di attività. Si riduce l’offerta di lavoro per quanto riguarda sia gli occupati, sia le persone in cerca di occupazione. Il ricorso alla cassa integrazione guadagni registra una crescita molto elevata delle ore autorizzate ordinarie e in deroga. Con riferimento al credito, diminuisce l’ammontare dei finanziamenti a favore delle imprese e migliora la qualità del credito. Il numero dei protesti si riduce sia come consistenza che come valore. Indicazioni negative provengono, infine, anche dal settore turistico, caratterizzato da una forte riduzione degli arrivi e delle presenze, più marcata tra i clienti stranieri.

Il confronto regionale e nazionale Rispetto a giugno 2019 il numero delle imprese attive nella provincia di Terni registra una crescita in controtendenza rispetto alla riduzione che si verifica nel complesso della regione e del Paese. Nel primo semestre 2020, invece, il saldo tra iscrizioni e cancellazioni nei registri camerali intercorso risulta negativo in misura maggiore rispetto a Umbria e Italia. Il numero dei fallimenti per 1.000 imprese attive è inferiore a quello regionale e nazionale. Sempre nel primo semestre 2020, a Terni le esportazioni segnano un decremento meno consistente rispetto a quello registrato nella regione e nel resto del Paese. Il saldo commerciale, rispetto al totale degli scambi, risulta positivo ma meno favorevole rispetto a quello umbro, anche se superiore a quello italiano. Gli occupati diminuiscono più che nella regione o nel Paese. La provincia registra un tasso di occupazione superiore a quello nazionale ma inferiore a quello umbro. Il tasso di disoccupazione è superiore a quello regionale e in linea con quello nazionale. Le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni, pur quadruplicando, aumentano in modo meno accentuato rispetto all’andamento regionale e nazionale. L’incidenza dei percettori del Reddito o della Pensione di Cittadinanza è di poco superiore a quella media regionale e inferiore a quella italiana. L’importo medio è in linea con quello umbro e inferiore a quello medio nazionale. La variazione dei prestiti bancari risulta più negativa rispetto a quella regionale, mentre nel complesso del Paese l’andamento è di segno positivo. Il tasso di deterioramento del credito bancario è di poco inferiore a quello umbro e italiano.

Mercati esteri In base ai dati Istat, tra il 1° semestre 2019 e il 1° semestre 2020 il valore delle importazioni delle imprese ternane è diminuito del 23,2 per cento mentre quello delle esportazioni ha registrato una contrazione del 12,4 per cento (Tavola 1.3). La riduzione delle importazioni interessa quasi tutti i settori ed è particolarmente elevata in quelli delle estrazioni (-70,4 per cento) della chimica (-33,7%), degli apparecchi elettrici (-53,0 per cento) e della meccanica (40,5 per cento). Negli stessi rami si osserva la riduzione più consistente delle esportazioni: prodotti chimico-farmaceutici (-29,4 per cento), apparecchi elettrici (-83,5 per cento); anch’essa, peraltro, generalizzata in quasi tutti i settori di attività. La diminuzione degli scambi riguarda anche i settori tradizionali del made in Italy, quali alimentari-bevande (importazioni -15,0 per cento e esportazioni -21,1 per cento) e tessile-abbigliamento (importazioni -12,3 ed esportazioni -18,0 per cento). Nel settore di maggiore peso, quello della metallurgia, importazioni ed esportazioni diminuiscono, rispettivamente, del 14,3 per cento e del 12,3 per cento. La caduta degli scambi si concentra nel secondo trimestre e riporta i volumi ai livelli del 2016 (Figura 1.4). Nel 1° semestre del 2020 il saldo degli scambi con l’estero è positivo per una cifra pari a quasi 140 milioni di euro, quasi il doppio di quello registrato nello stesso periodo del 2019.

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