Faliero Chiappini della Cisl di Terni

di Marco Torricelli

La fotografia è decisamente scura. Ma la colpa non è certo del fotografo. Che in questo è Faliero Chiappini, segretario della Cisl di Terni, che traccia il bilancio del 2012 e prova ad immaginare il futuro: «Quello appena concluso è stato un anno durissimo e la consapevolezza che il 2013 sarà decisivo ci impone un’assunzione di responsabilità a tutti i livelli ed un impegno comune nell’affrontare i problemi».

Partendo, però, da una posizione che è quella che ormai caratterizza la Cisl: «Non si possono fare accordi nazionali tra le parti, per poi non lavorare sul territorio per realizzarne gli obiettivi, o comunque per sviluppare iniziative condivise per affrontare le difficoltà mediante relazioni sociali partecipative. A questo proposito è necessario un adeguato livello di concertazione territoriale, che va sviluppata in modo impegnativo e con modalità efficaci e condivise ».

Secondo Chiappini, e a qualcuno fischieranno le orecchie «c’è in giro molta insofferenza ad accettare le critiche, ma un sistema a forte partecipazione deve essere aperto, senza egemonie o chiusure corporative, dove ognuno contribuisce a creare le opportunità per il lavoro e la promozione sociale».

Per il segretario della Cisl ternana «sarebbe necessario tornare ad utilizzare lo strumento del comitato interassociativo, in seno alla Camera di commercio, da collegare ad un tavolo istituzionale sulla crisi e sulla crescita, a sua volta collegato a quello regionale. Solo così i punti di eccellenza che abbiamo in alcuni settori possono diventare un volano di opportunità».

Chiappini non ha dubbi: «L’industria rappresenta ancora oggi, e lo sarà ancora per molto, il motore dello sviluppo locale. Il 15 gennaio è previsto l’incontro al ministero per lo Sviluppo economico per lAcciaieria e tutti conoscono le questioni che abbiamo posto circa l’acquirente: il profilo e la dimensione industriale e internazionale, ed il mantenimento dell’insieme delle produzioni, in considerazione del fatto che il venir meno di qualunque pezzo, vedi il tubificio, si metterebbe in discussione l’economicità del sistema».

Per quanto riguarda il polo chimico «siamo vicini alla positiva conclusione della vicenda Basell e auspichiamo che ciò accada il più presto possibile, soprattutto perché si avvicina la scadenza della mobilità per i lavoratori e le aziende acquirenti hanno necessità di avviare gli investimenti». Secondo Chiappini, insomma «è necessario ridare centralità al lavoro e alla produzione ed  è necessario un ruolo impegnativo dell’Assessorato Regionale allo Sviluppo economico, tenendo conto che il settore sidero-meccanico ternano rappresenta un pezzo significativo del PIL regionale e della internazionalizzazione dell’economia».

La salvaguardia di Terni, città capoluogo è, per Chiappini «un aspetto fondamentale, perché il venir meno di questo indebolirebbe il territorio e aprirebbe una catena negativa di ridimensionamento di servizi che peserebbe sulla nostra comunità e sulla occupazione. Si pone quindi il problema del ridisegno dell’Umbria, di un riequilibrio territoriale, che rafforzerebbe complessivamente la nostra regione».

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