di M. To.
Sono stufi di aspettare, ma anche «di ascoltare parole sempre uguali e che non portano a nessun risultato». Una cinquantina di ex dipendenti della Basell hanno dato vita ad un comitato autonomo.
La data Non è casuale che, per uscire allo scoperto, abbiano scelto la data del 5 marzo. In questo stesso giorno, quattro anni fa, una grande manifestazione, in difesa di quello che ormai non esiste più, aveva attraversato la città: «Credevamo davvero che il nostro stabilimento potesse essere salvato – dice Luca Levantesi – e con esso anche il nostro lavoro. Invece è finito tutto e, ora, stanno per finire anche quegli ammortizzatori sociali che, ci era stato promesso, dovevano servire solo in attesa di nuove iniziative».
PHOTO-GALLERY: LA MANIFESTAZIONE DEL 2010
Basell Poi Basell ha chiuso e tra la multinazionale, le istituzioni e i sindacati è iniziato «un balletto che, a questo punto, non sappiamo neanche più come definire. Siamo arrivati a pensare che sia tutta una farsa, messa in piedi solo per tenerci buoni». Ma loro, buoni, non ci vogliono stare più: «Non crediamo più a nessuno e adesso vogliamo che, per cominciare, vengano resi noti i dati relativi alle analisi fatte sui terreni per stabilire se si potrà fare, come e quanto costerà la bonifica delle aree che Basell ha utilizzato per anni». Ma non solo.
Beaulieu Su una parte di quelle aree – il mitico polo chimico ternano, per il quale si era a più riprese ipotizzata la nascita di una nuova filiera ‘verde’ – l’attività di una parte di quella che era la Meraklon è passata sotto il controllo della Beaulieu, mentre l’altra è controllata dalla Alpha service – con alcuni ex dipendenti che, anche in quel caso, hanno più volte protestato clamorosamente per essere stati lasciati a spasso – mentre il destino delle aree Basell resta indefinito.
Il futuro A loro, dicono gli ex lavoratori «non basta più sentirci ripetere che è tutta colpa di Basell che è butta e cattiva perché non vuole mollare i terreni, non basta più che i sindacati ci dicano di avere le mani legate, non basta più che la regione ci dica che sta lavorando per noi. Noi vogliamo avere delle risposte chiare e, per una volta, definitive».

Ma quando c’era Fiorletta, avevate degli arretrati non pagati? c’era la cassa integrazione? non vi sorge il dubbio che questi salvatori della patria siano da sempre tutti d’accordo?