Giorgio Sabatini

di Sebastiano Pasero

«Trent’anni fa, quando stavi sul piano di fusione e gli elettrodi scoccavano, era il tuono. Ti arrivava un pugno allo stomaco, non è un modo di dire. Le correzioni alla fusione si facevano mettendo i materiali con la pala. Era come imboccare l’inferno. Più di due ore alla colata non ci si poteva stare. Era un lavoro bestiale. Oggi sul piano di fusione puoi parlare senza strillare», dice Giorgio Sabatini, 70 anni, per una vita sindacalista della Fim Cisl, per una vita nelle lavorazioni e nell’organizzazione della Fabbrica.

Acciaio e ambiente «Oggi la tecnologia e l’innovazione sono spesso percepiti come elementi che levano occupazione, ma pensiamo, piuttosto, alle opportunità che possono portare: un lavoro più umano, una produzione maggiore e migliore, la possibilità che produzioni industriali e ambiente possano coesistere, guardiamo gli innegabili benefici, anzi cerchiamo di estenderli, di diffonderli, di farne un metodo di sviluppo e cambiamento. Anche a Terni, soprattutto a Terni, acciaio e ambiente possono andare d’accordo. Anzi, possono diventare sinergia per uno sviluppo, anche occupazionale integrato, in Austria si è già verificato», dice Marco Bentivogli, 47 anni, segretario nazionale della Fim Cisl, sindacalista che non fa sconti al sindacato, studioso del lavoro e delle sue dinamiche, alla luce dei grandi cambiamenti tecnologici.

Il segretario e il delegato Giorgio Sabatini, il sindacalista che sembra appena uscito da un consiglio di fabbrica. Marco Bentivogli il segretario nazionale protagonista assoluto nei convegni, come quello che nelle scorse settimane l’Azione Cattolica ha organizzato a Terni, sui temi del lavoro, in vista di San Valentino. Il segretario e il ‘delegato’ per ragionare sul futuro di Terni. La centralità del lavoro: pugni in tasca, pugni allo stomaco, pugni levati. Ma mai a braccia conserte. «Nel ’78 – dice Giorgio Sabatini – quando sono entrato all’Acciaieria, la Fabbrica dava lavoro a quasi 8 mila persone, altre mille alla Terninoss. Era una Fabbrica polisettoriale, con produzioni diversificate, con brevetti esclusivi. I pezzi per le centrali nucleari o i petrolchimici erano un motivo di orgoglio. C’era un mondo di prospettive anche sindacali, basta dire che all’ordine del giorno c’era la Flm unitaria. Oggi la fabbrica è tutta un’altra cosa, nella produzione concentrata sull’inossidabile, nell’occupazione. Ma è comunque una fabbrica che ha visto l’ammodernamento tecnologico, è una azienda che ha un ruolo nel Paese ed in Europa. Impensabile pensare che non lo abbia anche per Terni».

Futuro c’è «Una nuova fase di sviluppo per Terni e per il Paese – dice Marco Bentivogli – incentrata sull’acciaio è fattibile, certo l’impostazione del passato non ha nessuna prospettiva, ecco perché l’innovazione è imprescindibile, Terni sulla innovazione, anche nei momenti più difficili, è sempre stata presente, gli impianti siderurgici ternani sono da sviluppare in una nuova dimensione della siderurgia certamente non da chiudere«.

La centralità del lavoro Il segretario-studioso su questo punto è stringente: «È un elemento fondamentale. È il solo unico elemento inclusivo, di dignità, di autonomia, innanzitutto per la persona. Non ci può essere partecipazione, democrazia senza il lavoro. Ci sono troppi richiami a liberarsi del lavoro, addirittura a pensare a società con ampi settori esclusi dal lavoro, è qualcosa di molto pericoloso per il Paese, ma ancora prima per le città».

La sfida di cambiare Su Terni: «Questa città – dice Marco Bentivogli – è di fronte a un bivio: la nostalgia di un grande passato, lo sforzo di cambiare per costruire il futuro. Imprese, scuola, formazione, la politica, il sindacato, devono comprendere e raccogliere questa sfida. Sul futuro della città incentrato sul lavoro, che non è solo la Fabbrica, sulla ammodernamento, sulla attrattività, lo sforzo deve essere unitario. Se ci si divide su questo aspetto fondamentale si fallisce. Ma io su questo sono fiducioso, perché Terni ha una propensione al civismo molto forte, il senso di città e di comunità sono vivi. La consapevolezza della necessità di cambiare approccio è presente, i segnali ci sono. Certo occorre fare di più, ad iniziare dal sindacato: la sola denuncia non serve a niente, occorre mollare gli ormeggi ed essere protagonisti della fase di proposta e di costruzione di nuove situazioni».

Occasioni e limiti Sulla declinazione del manifesto programmatico per la città, il sindacalista con il giaccone verde ha idee concrete: «Partiamo dai problemi – dice Giorgio Sabatini – che ha vissuto la Fabbrica: la mancanza di collegamenti adeguati con il resto del Paese, l’Acciaieria a Terni si è fatta anche perché era isolata e protetta, ma questo alla lunga è divenuto un limite. Oggi una rete di infrastrutture servirebbe soprattutto alla città. E poi le verticalizzazioni. In sostanza un fallimento. Cito solo la questione del Titanio: siamo stati tra i primi a partire su questo metallo rivoluzionario ma abbiamo fatto ben poco, perché non siamo riusciti a tenere insieme produzione e questioni ambientali di questa lavorazione».

Troppe divisioni La propensione al cambiamento, Giorgio Sabatini la traduce così: «Sicuramente più di qualcosa non ha funzionato nella regionalizzazione, ma spesso il problema siamo noi, non Perugia. C’è una Terni che si oppone a prescindere: come possiamo fare cose diverse se persino il trasferimento delle reliquie di San Valentino in un luogo centrale, facilmente accessibile a tutti i visitatori, diventa un affare di Stato?».

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