Il conto dei lavori del Superbonus non conclusi sfiora i 2,2 miliardi di euro in Italia. A ricostruirlo è il Sole 24 Ore, sulla base dei dati Enea aggiornati al 31 luglio 2026, mettendo a confronto gli investimenti ammessi alla detrazione con quelli relativi a lavori conclusi. Il dato nazionale è di 124,86 miliardi di euro di investimenti ammessi e 122,67 miliardi di lavori conclusi: la differenza è di 2,19 miliardi, pari all’1,8%.
Il valore cambia sensibilmente da una regione all’altra. In Campania gli investimenti relativi a lavori non conclusi valgono 349,1 milioni di euro, nel Lazio 315,4 milioni e in Lombardia 301,7 milioni. In rapporto agli investimenti ammessi, l’incidenza arriva rispettivamente al 3,6%, al 3% e all’1,3%.
L’Umbria si trova invece nella parte bassa della graduatoria. Gli investimenti ammessi alla detrazione sono 2,4016 miliardi di euro, mentre quelli relativi a lavori conclusi ammontano a circa 2,3782 miliardi. La differenza è di 23,44 milioni di euro, pari a circa l’1% degli investimenti ammessi.
Per incidenza dei lavori non conclusi sul totale degli investimenti, l’Umbria è quarta tra le regioni con la percentuale più bassa. Fanno registrare valori inferiori la Valle d’Aosta, con circa lo 0,7%, il Trentino-Alto Adige, con circa lo 0,8%, e l’Emilia-Romagna, con circa lo 0,9%. L’Umbria si ferma a circa l’1%, mentre la Lombardia è intorno all’1,3%. La media italiana è del 1,8%.
Anche considerando l’importo assoluto, l’Umbria si trova nella parte finale della graduatoria. I 23,44 milioni di euro di investimenti non associati a lavori conclusi sono inferiori ai 23,79 milioni del Trentino-Alto Adige e superiori ai 18,59 milioni del Molise, ai 18,16 milioni della Basilicata e ai circa 3,87 milioni della Valle d’Aosta. L’Umbria è quindi quarta dal fondo per valore assoluto.
In Umbria il Superbonus ha interessato complessivamente 9.782 edifici o unità immobiliari censiti da Enea. La parte maggiore degli investimenti ammessi riguarda i condomini, con 1,726 miliardi di euro, pari al 71,9% del totale. Di questi, 1,709 miliardi risultano relativi a lavori conclusi.
Per gli edifici unifamiliari gli investimenti ammessi ammontano a 496,5 milioni di euro, con 492,5 milioni relativi a lavori conclusi. Per le unità immobiliari funzionalmente indipendenti si passa invece da 178,9 a 177,2 milioni.
La differenza complessiva di 23,44 milioni di euro si concentra quindi soprattutto sui condomini: 17,75 milioni. Altri 3,97 milioni riguardano gli edifici unifamiliari e 1,72 milioni le unità immobiliari funzionalmente indipendenti. Le tre componenti sommano la differenza complessiva tra gli investimenti ammessi e quelli relativi a lavori conclusi.
Il peso dei condomini sulla parte di investimenti non ancora associata a lavori conclusi è comunque coerente con il quadro nazionale. A livello italiano, la differenza tra investimenti ammessi e lavori conclusi è di circa 2,19 miliardi di euro; nei condomini la differenza è di circa 1,63 miliardi, quindi rappresenta la parte largamente prevalente del totale.
Il confronto con il dato nazionale restituisce quindi fotografia precisa dell’Umbria: su 100 euro di investimenti ammessi al Superbonus, circa 99 euro risultano associati a lavori conclusi, contro i 98,2 euro della media italiana. La quota di investimenti non conclusi, pari a circa l’1%, è tra le più basse registrate a livello regionale.
Il dato va però letto con una precisazione. I 23,44 milioni di euro non possono essere automaticamente definiti come «cantieri bloccati» o «opere abbandonate». La tabella Enea fotografa gli investimenti ammessi alla detrazione e quelli relativi a lavori conclusi alla data dell’aggiornamento; non spiega invece perché la parte restante non risulti ancora conclusa e non consente di stabilire quanti interventi siano effettivamente fermi.
Enea precisa inoltre che la percentuale dei lavori realizzati è calcolata sulla stima del totale degli investimenti ammessi a detrazione. L’agenzia avverte anche che l’invio di ulteriori stati di avanzamento, intermedi e finali, per gli interventi non ancora conclusi può comportare variazioni sul dato complessivo.
