Pedala lento il mondo economico umbro (Foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

La tenaglia formata dall’impennata dei tassi di interesse e dal rapporto «distorto» tra le banche e le grandi imprese è un fattore di rischio grave per il tessuto imprenditoriale italiano. L’allarme lo lancia la Cgia di Mestre con gli ultimi due report pubblicati. Il primo riguarda proprio l’impennata dei tassi di interesse registrata nei primi nove mesi dell’anno: se all’inizio del 2011 il valore medio dei principali tassi di interesse applicati alle aziende si attestava al 3,5%, col passare delle settimane il combinato disposto dall’aumento del tasso di sconto ufficiale e da quello dello spread tra Btp italiani e Bund tedeschi, ha portato il valore al 4,5%. Tradotto in soldoni, le spese sopportate dal tessuto imprenditoriale sono aumentate di 2,6 miliardi.

Il salasso Per le imprese umbre il «salasso» è pari a 36 milioni solo per i primi nove mesi dell’anno, 430 euro per ogni azienda. Nel complesso lo stock di denaro prestato al sistema umbro ammonta, al 30 settembre, a 12,8 miliardi di euro perlopiù (10,4 miliardi) concentrato nella provincia di Perugia. Qui le spese in più sono state pari a 430 euro mentre in Provincia di Terni l’aggravio è stato di «soli» 366 euro. «E’ chiaro – spiega il leader degli artigiani mestrini della Cgia, Giuseppe Bortolussi – che se la situazione di instabilità continuerà anche nei prossimi mesi, i costi saliranno ulteriormente, con il pericolo di mettere in grave difficoltà la tenuta finanziaria di moltissime imprese».

Costi della scarsa credibilità Nel caso dell’aumento dei differenziali di rendimento tra Btp e Bund, l’aggravarsi dei costi per le imprese che ne segue è un esempio di come la scarsa credibilità, non solo del Governo ma del panorama politico italiano nel suo complesso, si traduca nello sfilare denaro dalle tasche di un sistema economico, come quello umbro, già gravato da un alto livello di tassazione.

Pmi in difficoltà C’è poi il problema della stretta creditizia di cui soffrono specialmente, secondo l’altro report della Cgia, le piccole aziende artigiane. Stando alla denuncia dell’associazione, al 31 marzo 2011 l’80% dei prestiti bancari è finito nelle tasche dei grandi imprenditori nonostante questi siano «cattivi pagatori». «Il primo 10% degli affidatari – spiega la Cgia -, composto quasi esclusivamente da grandi società o gruppi industriali, riceve il 78,8% del totale dei prestiti erogati dalle banche».

Sofferenze In Umbria su uno stock di prestiti pari a 12,8 miliardi il 70% è andato ai soggetti di cui sopra nonostante, dati sulle sofferenze bancarie alla mano, la maggior parte delle difficoltà a restituire questi soldi appartenga proprio al primo 10% degli affidatari. In provincia di Perugia al 31 marzo 2011, su 992 milioni di «sofferenze» il 77,1% era in capo alle grandi realtà, quota che scende al 73% della provincia di Terni (244 milioni le sofferenze bancarie totali). «Insomma – commenta amaro Bortolussi – nei rapporti tra banche e imprese tutto è paradossalmente capovolto: chi riceve la stragrande maggioranza dei soldi presenta livelli di affidabilità bassissimi. Per contro, chi dimostra di essere un buon pagatore riceve le briciole».

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