di Chiara Fabrizi
Lui, Giovannino Antonini, in qualità di presidente della Spoleto Credito e Servizi (Scs) sostiene di aver aperto e chiuso il consiglio d’amministrazione in un quarto d’ora. E soprattutto sostiene che «quanto eventualmente avvenuto dopo la formale chiusura della seduta sarebbe giuridicamente inesistente e frutto di iniziative illecite che saranno sanzionate nelle opportune sedi». Ma questa è solo una parte dell’ennesimo atto della «saga» Scs. Sì, perché quello che è successo dopo nella sala di palazzo Pianciani appare abbastanza chiaro. I cosiddetti «quattro ribelli» del board hanno continuato a discutere e poi hanno preso la fatidica decisione: votare ed approvare la mozione di sfiducia a carico del presidente Giovannino Antonini e del suo fidatissimo braccio destro, il vice presidente Marco Bellingacci. E poi, naturalmente, hanno proceduto alla nomina del nuovo cda rimettendo alla guida della holding che controlla la Banca Popolare di Spoleto (Bps) Fausto Protasi, defenestrato il 28 febbraio scorso, e nominando vicepresidente Danilo Solfaroli.
Il tribunale di Spoleto: «Non c’è urgenza» Antonini sostiene che il cda riunitosi lunedì sia «illegittimo» perché convocato «senza titolo dal ragionerie Danilo Solfaroli», che siede nel board con l’incarico di vicepresidente vicario. Ed è per questa stessa «illegittimità» che i due consiglieri «antoniniani», Marco Bellingacci e Michelangelo Zuccari, hanno presentato al presidente del tribunale di Spoleto, Emilia Bellina, ricorso d’urgenza. Lunedì mattina, però, il presidente del tribunale si è limitato a fissare la data del 13 dicembre per la comparizione delle parti, riservandosi di decidere dopo il contraddittorio. Insomma, l’urgenza non c’era.
Sfiduciati Antonini e Bellingacci E il cda stamattina è tornato a riunirsi dopo lunga attesa. Ma mentre Giovannino Antonini e Marco Bellingacci (Michelangelo Zuccari era assente), almeno ufficialmente, hanno aperto e chiuso la riunione in meno di quindici minuti, i cosiddetti «ribelli» sono rimasti al tavolo e si sono preparati a tirar fuori dal cassetto quella mozione di sfiducia a carico del presidente Giovannino Antonini e del vicepresidente Marco Bellingacci che attende di essere discussa e soprattutto votata dalla fine di ottobre. Dopo cinque ore il ribaltone è passato con il voto favorevole dei quattro consiglieri «ribelli» – Danilo Solfaroli, Fausto Protasi, Francesco Cucchetto e Fabrizio Raggi – e cioè dalla maggioranza del board Scs, che di membri ne conta sette.
Fausto Protasi torna alla guida di Scs Una volta messo alla porta il numero uno e il numero due della Scs, si è naturalmente proceduto al rinnovo delle cariche. E alla guida della holding che controlla la Bps è tornato Fausto Protasi, l’ex presidente Scs che il 28 febbraio scorso era stato messo in minoranza per far posto proprio a Giovannino Antonini, costretto da Banca Italia a lasciare la poltrona di presidente della Bps.
Danilo Solfaroli, vicepresidente Scs La vicepresidenza è invece andata a Danilo Solfaroli, fino a poche ore fa il vicepresidente vicario e soprattutto l’uomo che ha ribaltato gli equilibri interni del board sposando non più di qualche settimana fa la corrente dei «ribelli» e imprimendo un’accelerazione alla defenestrazione di Antonini e Bellingacci.
L’assemblea dei soci, 17 dicembre Tuttavia il ribaltone dovrebbe in ogni caso, salvo altri colpi di scena, passare la difficile prova dell’assemblea ordinaria dei soci convocata dallo stesso Antonini su disposizione del collegio sindacale per il 16 e il 17 dicembre. Tre i punti all’ordine del giorno: «Comunicazioni del collegio sindacale in ordine all’organo amministrativo della società; Determinazioni in merito alla permanenza o meno della fiducia sugli attuali membri del consiglio di amministrazione, delibere conseguenti; Eventuale nomina di nuovi membri del consiglio di amministrazione previa eventuale determinazione del loro numero». Ergo: la saga continua.

