Il consiglio regionale ha discusso del caso Tk-Ast (foto F.Troccoli)

di Daniele Bovi

La notizia dello spezzatino preparato dai finlandesi piomba sulla politica umbra mentre il Consiglio regionale è riunito a palazzo Cesaroni. Il comunicato di Outokumpu nel quale si annuncia che la linea BA, 130 mila tonnellate all’anno, verrà spostata in uno dei siti produttivi della multinazionale e che il Tubificio non è in vendita si diffonde rapidamente. In mattinata così la prima mossa della presidente Catiuscia Marini è stata quella di chiedere al premier Mario Monti e al ministro dello Sviluppo Corrado Passera «un incontro immediato a nome di tutte le istituzioni umbre al fine di attivare un’azione decisa e pressante, volta a fermare il disegno del gruppo Outokumpu che si profila unicamente ai danni del sito integrato di Terni».

Passera: salvaguardare integrità A Roma, invece, i parlamentari umbri dopo la diffusione della notizia hanno organizzato, d’intesa anche con la presidente, un immediato incontro con Passera. Un incontro al termine del quale (presenti Trappolino, Verini, Sereni, Bocci e Girlanda) il ministro ha ribadito che occorre evitare di compromettere l’integrità produttiva dello stabilimento ternano. Necessità che verrà ribadita «con forza» all’ad di Outokumpu Mika Seitovirta nel corso di un prossimo incontro. Passera ribadisce quindi l’impegno del Governo per la tutela produttiva e occupazionale dello stabilimento ternano.

Scenario devastante Tornando alla nota diffusa martedì mattina la presidente sostiene che «si prefigura lo scenario peggiore e più devastante per il futuro industriale ed occupazionale dello stabilimento delle Acciaierie di Terni». Proprio nei giorni scorsi la presidente, assieme alle istituzioni umbre, al tavolo ministeriale aveva espresso i timori riguardanti le indiscrezioni che parlavano di uno scenario di questo tipo: «Oggi – dice sempre Marini – il comunicato ufficiale di Outokumpu rende esplicita la volontà della società finlandese di procedere allo smembramento del sito integrato di Terni, che riceve la sua forza industriale ed occupazionale proprio grazie alla complementarietà delle diverse produzioni e dei relativi servizi».

Netta contrarietà Quello che la presidente ora vuole dal governo Monti è «un’assunzione di responsabilità diretta ed autorevole, sia nei confronti della Commissione Europea, sia nei confronti della società Outokumpu, in merito alle prospettive industriali ed occupazionali dello stabilimento di Terni. Voglio ribadire sin da ora la netta contrarietà della Regione Umbria e delle altre istituzioni locali alla dismissione della parte a freddo della produzione di inox a Terni, della separazione del Tubificio di Terni dal resto dello stabilimento industriale, lasciando ad un destino incerto la sola produzione dell’acciaio. Peraltro la proposta di Outokumpu contiene anche lo smontaggio dell’impianto più moderno ed efficiente ed il suo trasferimento fuori dall’Italia». La presidente poi si dice per nulla rassicurata “da cosa si intende fare sugli impianti di Krefeld e Bochum e in Germania, che potrebbero diventare – una volta separato lo stabilimento di Terni dal resto della società – concorrenti ai danni della stessa industria siderurgica italiana, e quindi di Terni».

Risoluzione urgente La notizia, come detto, arriva mentre l’Aula sta discutendo, tra le altre cose, la relazione della Commissione consiliare sulle infiltrazioni mafiose di cui Umbria24 ha dato conto nella serata di lunedì. Tutti i capigruppo (primo firmatario Damiano Stufara, Prc) propongono una risoluzione, approvata all’unanimità, in cui si chiede con forza al governo di «scongiurare, in sede di Commissione europea, una simile scelta». Un colpo che sarebbe devastante per l’Umbria, come ricorda intervenendo in Consiglio l’assessore allo Sviluppo economico Vincenzo Riommi: ««Pesa per tre miliardi e mezzo di euro, sui 23 totali del Pil dell’Umbria, la produzione dello stabilimento siderurgico di Terni e dunque per noi, la sua esistenza è questione di vita o di morte».

Fassina: serve tavolo nazionale Sul caso interviene anche il responsabile economia e lavoro del Pd Stefano Fassina secondo il quale «è necessaria e urgente la convocazione di un tavolo nazionale sulla siderurgia, come sollecitato da tempo dai gruppi parlamentari del Pd e degli altri partiti». «A tal fine, sosteniamo – aggiunge – la richiesta di incontro urgente rivolta al dai governi regionali dell’Umbria e della Toscana e dalle forze economiche e sociali al Presidente del Consiglio e al Ministro Passera».

Non è un ferrovecchio «Quello che ci preme mettere in chiaro – continua Riommi – è che non stiamo difendendo un ferrovecchio, ma un sito produttivo di acciaio ritenuto competitivo da tutti, che tra l’altro consente a tante imprese industriali del Nord Italia di produrre a loro volta in modo competitivo proprio perché usano l’acciaio di Terni». «Le decisioni annunciate stamani da Outokumpu, con la cessione di alcuni pezzi dello stabilimento ternano e la conservazioni di quelli, come il Tubificio, che guadagnano di più, hanno tutti i connotati del vero e proprio depredamento del sito, visto che si prevede di smontare e trasferire alcune linee produttive, come quella della laminazione a freddo, che avevano assorbito negli ultimi anni la gran parte dei 500 milioni di euro investiti da Thyssen a Terni». La conclusione dell’assessore umbro è che «queste decisioni nulla hanno a che vedere con logiche puramente industriali: certo, se esce dal mercato la quota di produzione di acciaio di Terni, vi rientra quella dei siti tedeschi».

Stufara e De Sio «Lo spezzatino, dunque, è servito» dice il capogruppo Prc in consiglio regionale, Damiano Stufara. Per Stufara, «le rassicurazioni offerte nei giorni passati dal ministro dello sviluppo economico hanno conosciuto oggi una secca smentita. «Chiunque può rendersi conto – continua Stufara – dell’assurdità della situazione in cui si trova l’Ast di Terni; la società Outokumpu si accinge infatti a portarsi via pezzi di un impianto di cui non ha mai acquisito la proprietà definitiva, un po’ come se fosse dentro ad un grande supermercato dove, manco a dirlo, a nessuno interessa che alle merci in vendita corrisponda l’esistenza di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie». Secondo il consigliere Alfredo De Sio, Pdl, la decisione di Outokumpu è «una strategia tendente al ridimensionamento, alla spoliazione ed alla frammentazione delle produzioni del sito di Terni». Secondo il consigliere il lavoro diplomatico del Governo «sembra non aver sortito neppure l’effetto di aprire una riflessione su come procedere in questa delicata fase, con la conseguenza di azioni che appaiono nella loro tempestività sospette e prive di ogni buona fede». De Sio parla poi di una strategia che viene da lontano, scientemente scritta a scapito degli interessi nazionali italiani . Alla luce di quanto sta accadendo – afferma l’esponente del Pdl – tutta l’operazione di fusione appare perciò come una perversa road map già stabilita nel disegno originario di fusione. Contro questo disegno – conclude De Sio – il Governo e le istituzioni locali devono impegnarsi per utilizzare, se possibile, gli strumenti giuridici e legali esistenti per denunciare un operazione che appare oramai solo come speculativa e dannosa per gli stessi standard di competitività delle produzioni europee».

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