di Mar.Ros.

Ripresa produttiva con annesso riposizionamento sul mercato, o fallimento. Un bivio al quale la storica fabbrica Moplefan sta per affacciarsi. Se, come indicato a febbraio, la vicenda deve trovare una svolta entro l’estate, non può che considerarsi positiva la convocazione di sindacati, vertici aziendali e istituzioni locali al ministero delle Imprese e del Made in Italy per il prossimo 5 maggio.

Diversamente dal solito, infatti, dato il sentiero tortuoso percorso negli ultimi anni, nelle settimane passate sono andate a buon fine due delle operazioni cruciali per il piano di salvataggio avallato dal Tribunale. Ottenuto il disco verde per le alienazioni di asset patrimoniali e quello per la cassa integrazione ai lavoratori, il volume delle somme dovute ai creditori dovrebbe infatti essersi in qualche modo sgonfiato. Tuttavia, si sa, le spese corrono; e senza un riavvio impiantistico, il portafogli è destinato a piangere.

La ripresa produttiva però, come noto, è legata alla necessità di una ricapitalizzazione della società che sta passando per la ricerca di un partner industriale. Che sia stato individuato? La speranza delle maestranze, strettamente legate al sito, non solo in termini economici ma anche e soprattutto affettivi e di difesa industriale, è a questo punto accesa. Sul tavolo del Mimit anche la possibilità di un intervento diretto di Invitalia, legato, però, anche al vincolo del marchio storico (Moplefan appunto) per il quale è necessario un particolare iter. Non si escludono novità anche in questo senso.

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