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L'assemblea di venerdì

di Marco Torricelli

Dire che è andato bene, no, proprio non è possibile. Dal vertice di venerdì, tra i sindacati e i liquidatori della Sgl Carbon, infatti, è emerso che, se ci si mette d’accordo, lo stabilimento narnese potrà tirare avanti fino alla fine di ottobre – e non fino alla fine dell’anno come si sperava – per cercare di ‘quagliare’ con i possibili compratori.

La proposta Quello che i liquidatori – Mauro Montani e, soprattutto, Marco Petrucci – hanno proposto è un accordo che, quando è stato illustrato in assemblea, nel pomeriggio di venerdì, è stato accolto come una martellata su un dito: soprattutto perché l’alternativa prospettata è, semplicemente, la chiusura immediata e la messa in mobilità per tutti. In sostanza si vogliono mettere 37 lavoratori in cassa integrazione, con una rotazione parziale, così da abbassare i costi di gestione e permettere la prosecuzione delle produzioni fino alla fine di ottobre, così da avere il tempo di verificare le proposte di acquisto del sito.

L’offerta In più, hanno detto i liquidatori, la proprietà metterebbe sul tavolo circa 5 milioni di euro – «in origine erano 4 milioni e 100mila euro, ma poi la somma è aumentata», dicono i sindacalisti – come integrazione per i lavoratori che, se lo stabilimento dovesse chiudere, verrebbero posti in mobilità: «Si tratta di oltre 40mila euro a lavoratore – è stato spiegato nel corso dell’assemblea – e rappresentano un’offerta da prendere in considerazione».

La bonifica Il problema, però, è che a chi si sta affacciando – ci sono i cinesi, che hanno chiesto notizie ufficiali, ma ci sarebbero almeno altre due manifestazioni di interesse, una italiana e una belga – si chiederebbe anche una ‘liberatoria’ relativa, in caso di eventuale e successiva dismissione delle produzioni, alla bonifica dell’area, sul cui costo ci sono, peraltro, valutazioni diverse: «Da 10 a 60 milioni», secondo Sgl Group e «fino a 160 milioni» secondo l’assessore comunale narnese Marco De Arcangelis. Cosa che non agevola la trattativa.

Scelta mirata Tanto che «tra le tante forme di disimpegno che la multinazionale poteva scegliere, ha preferito la peggiore – si è lasciato scappare il responsabile dell’ufficio vertenze al ministero dello sviluppo economico, Giampietro Castano – perché la messa in liquidazione volontaria non tutela per niente il sito». E la cosa ha fatto sorgere nuove perplessità: «Siamo certi che i tedeschi vogliano davvero vendere – si è chiesto qualcuno – e non stiano solo facendo melina per scoraggiare i possibili compratori e non mettersi dei concorrenti tra i piedi?».

Al ministero Un nuovo appuntamento, con i liquidatori, è già fissato per l’11 di aprile: «E dovremo dare una risposta definitiva», hanno detto i sindacalisti ai lavoratori; ma seconso l’assessore De Arcangelis «sarebbe opportuno, e come Comune di Narni lo chiederemo, che prima di quella data si svolgesse un vertice, al ministero, al quale dovrebbero partecipare tutte le istituzioni interessate, compresa quindi la Regione, per un confronto a più ampio spettro».