di Marco Torricelli
L’ipotesi spunta in extremis. I due mesi di proroga, concessi alla Sangemini dal tribunale, dopo la manifestazione di interesse, poi venuta meno, da parte del gruppo Norda, potrebbero anche non scadere martedì prossimo.
Più tempo La teoria, che dovrà essere sottoposta alla valutazione del giudice Paola Vella, la espone, durante il consiglio comunale straordinario che aveva convocato il sindaco di San gemini, l’assessore regionale Vincenzo Riommi:«Il calcolo del tempo – dice Riommi – deve tener presente la sospensione delle attività, negli uffici giudiziari, dal 1° agosto al 15 settembre e quindi di quei 45 giorni, di fatto, non si può tener conto». Secondo lui, insomma, che garantisce di «aver avuto importanti conferme da illustri giuristi», il tempo per trovare una soluzione c’è ancora.
Altro rinvio? Se il giudice accetterà questa teoria, «alla quale dovrà essere sottoposta nella giornata di lunedì – dice ancora Riommi – è ovvio che l’attuale proprietà dovrà poi sfruttare al meglio l’occasione, anche per prendere in considerazione le, serie ed interessanti, nuove proposte che stanno emergendo proprio in queste ore e che chi sta lavorando seriamente per risolvere questo enorme problema ha contribuito a far uscire allo scoperto. Anche se – dice ironicamente, riferendosi ad un presunto imprenditore apparso dal nulla – non si è utilizzato l’elicottero».
Le ipotesi Riommi non fa nomi e non offre nemmeno indizi, ma sarebbero almeno due le ipotesi sul tavolo: una legata ad un gruppo trevigiano, del mondo della distribuzione e l’altra rappresentata da un gruppo multinazionale italo-polacco-statunitense, che vorrebbe partire dalla Sangemini per puntare ad entrare in grande stile sul mercato nazionale. E la Regione, dice replicando ad un intervento del senatore Stefano Lucidi (M5S), che gli aveva polemicamente chiesto se avesse mai pensato alle dimissioni, «è pronta, come sempre a fare la sua parte, anche con in intervento economico a supporto di quello che verrà messo in campo dai privati».
Lavoro da fare Leonardo Grimani, in sindaco di San Gemini, che è riuscito a portare al centro congressi ‘Sabin’ una folta rappresentanza di parlamentari e di sindaci, oltre ad un altro assessore regionale – Fabio Paparelli – e ovviamente sindacalisti e lavoratori, va al sodo: «Ormai è inutile continuare a discutere di cose che conosciamo tutti bene – dice senza troppi fronzoli – adesso è il momento di lavorare ancora più sodo di quanto abbiamo fatto fino ad oggi, tutti insieme, perché solo così possiamo puntare a salvare la Sangemini». E ricorda la grande solidarietà, manifestata già in mattinata dalla presentazione della Giostra dell’arme davanti ai cancelli dello stabilimento, dell’intera comunità locale. Sulla stessa lunghezza d’onda del sindaco si sintonizza il senatore Gianluca Rossi: «Ritengo indispensabile uno sforzo comune – dice il parlamentare del Partito democratico – perché l’emergenza da affrontare è rappresentata dalla necessità di scongiurare il fallimento»·
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I sindacati A turno, i rappresentanti della organizzazioni sindacali, hanno ribadito i concetti sui quali, da mesi, si impernia l’attività che si sta svolgendo: «Il fallimento sarebbe una tragedia per i lavoratori, mentre potrebbe rappresentare motivo per una speculazione – è uno dei temi – che il sindacato non intende permettere. La Sangemini ha le potenzialità per andare avanti e l’obiettivo è che questo avvenga anche con la salvaguardia dei posti di lavoro. Sia quello diretti che quelli rappresentati dall’indotto».
