di Marco Torricelli
Loro seduti al tavolo e gli altri – quelli le cui vite sono legate agli esiti dell’incontro – di sotto, con striscioni e bandiere. In un clima teso, caratterizzato da pochi sorrisi, nella sede della Regione il confronto sulla Sangemini è andato avanti fino alle 19. Alla fine, un piccolo, piccolissimo, spiraglio sembra essersi aperto. Ma la situazione resta drammatica.
La trattativa Dopo la conferma della definitiva uscita di scena del gruppo Norda e la presa d’atto che altre proposte alternative non ce ne sono, l’attuale proprietà della Sangemini – rappresentata dal management, supportato da un rappresentante del gruppo armatoriale Rizzo-Bottiglieri-De Carlini, che ha in portafoglio le quote aziendali – ha spiegato di aver riaperto la trattativa con le banche creditrici, ed in particolare con Unicredit, che è l’istituto di credito maggiormente esposto, per tenere in vita l’azienda.
Le condizioni Alla Sangemini, insomma, potrebbe essere concesso ulteriore credito, ma nessun dettaglio è stato fornito al tavolo regionale, come nessun nuovo piano industriale è circolato. La proprietà, a questo punto, chiederà una nuova proroga al tribunale di Terni – al giudice Paola Vella, in particolare – sulla base di questa ipotetica ‘apertura’ ottenuta dalle banche. Se il giudice accetterà – e non è detto che lo faccia – la Sangemini dovrà poi presentare le nuove carte, i nuovi progetti e, soprattutto, i nuovi quattrini con i quali intende andare avanti. Se non dovesse accettare, per la Sangemini sarà la fine.
I creditori La speranza, della proprietà e a questo punto anche dei lavoratori, è che – a conti fatti – il fallimento non converrebbe a nessuno: non alle banche, esposte per un’ottantina di milioni e nemmeno ai creditori – tutte medie e piccole aziende – che complessivamente rischiano di perdere oltre 12 milioni. Mentre concedere ulteriore ossigeno, pur in un clima di sfiducia evidente, rappresenta l’unica strada percorribile. Questo verrà detto al giudice Paola Vella che, almeno è la speranza, potrebbe tenerne conto.
Consiglio straordinario Sabato pomeriggio, alle 15, al centro congressi ‘Sabin’, all’interno del parco delle fonti, si svolgerà un consiglio comunale straordinario: «Insieme ai sindaci di Acquasparta e Montecastrilli, gli altri due comuni interessati direttamente – dice Leonardo Grimani, il sindaco di San Gemini – saranno con noi l’assessore regionale Vincenzo Riommi e, li inviterò personalmente, i parlamentari umbri e i rappresentanti delle altre istituzioni locali, oltre a quelli delle associazioni imprenditoriali e di categoria. La Sangemini è patrimonio di tutti e solo tutti insieme riusciremo a salvarla».
I lavoratori Erano arrivati a Perugia, in autobus, direttamente dal piazzale della stabilimento, che stanno presidiando da martedì. Due numeri, hanno voluto mettere in evidenza i lavoratori della Sangemini: «La vostra superbia e incapacità non cancelleranno 123 anni di storia», recita uno striscione che ricorda come il marchio esista fin dal 1890; mentre su un altro si legge: «Altre 136 famiglie sulla coscienza. Vergogna!», perché 136 sono i posti di lavoro – quelli diretti, a cui se ne deve aggiungere un altro centinaio nell’indotto – a rischio.
Lo sciopero I sindacati hanno deciso che lo sciopero prosegue. Come il presidio davanti ai cancelli dello stabilimento. E che le iniziative per tenere alta l’attenzione sulla Sangemini devono intensificarsi: per il momento si cercherà di tenere sotto controllo la tensione, che ha raggiunto ormai i livelli di guardia, ma non sono escluse manifestazioni di protesta anche clamorose per i prossimi giorni.
