di Marco Torricelli
La strada è in salita. Una salita sempre più ripida e nella quale i tornanti si susseguono. E i lavoratori della Sangemini, come in una corsa ciclistica, hanno deciso di dare un altro ‘strappo’. Mostrando di non temere di piantarsi e, anzi, dando l’impressione di voler saggiare la resistenza degli altri.
Il prefetto Si sono riuniti in assemblea, l’ennesima, e hanno stilato un documento, che hanno inviato al prefetto, Gianfelice Bellesini, nel quale lo ringraziano «ancora una volta per l’impegno e la dedizione con cui sta seguendo la nostra vicenda in questo travagliato percorso che ci vede coinvolti ormai da quasi un anno», ma il cui destinatario principale è chiaramente un altro.
Norda I lavoratori di Sangemini, infatti, ricordano che «il 27 gennaio, a seguito dell’uscita del piano di concordato, unitamente all’assessore alle attività produttive della Regione Umbria, dottor Vincenzo Riommi, abbiamo scritto una dura nota indirizzata alla Norda Finanziaria, in risposta a quella che abbiamo considerato una provocazione gratuita. La sostanza di quella lettera era l’irricevibilità del piano depositato in tribunale, unitamente al concordato misto».
Il vertice Loro, scrivono al prefetto, avevano «riposto le speranze nell’incontro convocato da sua eccellenza in data 3 febbraio, quale occasione per Norda Finanziaria di dimostrare buona volontà e saper cogliere l’opportunità per porre le basi della costruzione di un rapporto di fiducia tra lavoratori e potenziale nuova proprietà. Alla base di tale auspicio non vi poteva che essere il ritiro tout court dei numeri e la discussione di un piano industriale con volumi ed investimenti come base da cui ripartire per ragionare in modo ambizioso sul futuro di questa azienda e dei suoi marchi: cosi non e stato. Non e stato presentato alcun progetto, non sono stati formalmente ritirati quei numeri sul personale, ma c’e stata una timida apertura su un piano economico-sociale devastante che non ha nulla a che vedere con il rilancio di quest’azienda e dei suoi marchi».
La condizione Alla luce di ciò, le Rsu ed i lavoratori tutti della Sangemini pongono come pregiudiziale, all’apertura di un confronto, il trasferimento nella Newco di tutti e 102 i lavoratori attualmente in organico alla Sangemini». Secondo i lavoratori, insomma, «qualsiasi discussione, dunque, non potrà avere luogo senza una formale dichiarazione, da parte della Norda Finanziaria, relativa al rispetto delle garanzie previste dalla legge».
Il rispetto La conclusione è un chiaro segnale inviato a chi, forse, ha sbagliato clamorosamente l’approccio: «Abbiamo dimostrato serietà e continueremo a farlo – dicono i lavoratori di Sangelini – e siamo disposti a discutere di tutto, ma senza la pistola puntata alla tempia. Per noi il trasferimento di tutti i lavoratori sarebbe un’inequivocabile dimostrazione di serietà da parte dell’azienda Norda ed una volontà effettiva della stessa ad entrare con il dovuto rispetto reciproco in una realtà produttiva che quest’anno compie, amaramente, 125 anni».
L’agenda Inutile dire che questa presa di posizione; insieme a quella della banca Ge Capital, che ha smentito di aver mai preso una posizione favorevole a Norda; potrebbe avere delle ricadute decisive sul nuovo vertice, già convocato per venerdì dal prefetto, con Norda, i sindacati e le istituzioni. E mettere in discussione anche il successivo incontro, che dovrebbe svolgersi all’inizio della prossima settimana in Confindustria. Loro, i lavoratori, hanno cambiato il rapporto, si sono alzati sui pedali ed hanno lanciato lo scatto: i prossimi tornanti ci diranno se è la fuga buona.
