Operai a lavoro. Foto generica

Ben oltre la metà delle aziende umbre presenta irregolarità, ma è la regione che ‘vanta’ una delle condizioni migliori in Italia. Il dato umbro dice che su 100 aziende ispezionate, ben 56 presentano irregolarità di vario tipo. Meglio di noi, in Italia, fa solo la Basilicata (53,1%) e il Piemonte (54,6%).

Dall’indagine realizzata da Eures per la Uil, emergono anche altre curiosità. Ad esempio cresce il dato degli infortuni sul lavoro per le donne (+42,9%), in Italia, pari ad oltre il doppio di quello rilevato tra gli uomini (+16%). Questa dinamica appare correlata sia al significativo incremento dell’occupazione femminile nel settore manifatturiero rilevato nel 2022 (+6,9%) che alla maggiore presenza di lavoratrici nei settori più colpiti dal Covid-19 (sanità e servizi di cura).

Emerge inoltre una netta connessione tra gli infortuni mortali sul lavoro e la precarietà: il rischio morte tra i lavoratori precari e irregolari è infatti quattro volte superiore a quello di chi ha un’occupazione stabile. Parliamo di 10,2 decessi sul lavoro per 100mila occupati, a fronte di 5,7 tra i lavoratori autonomi e soprattutto di 3,3 tra i dipendenti a tempo indeterminato.

In edilizia il rischio di infortuni è più alto per gli stranieri, il doppio rispetto agli italiani (45,5 infortuni denunciati ogni mille occupati, rispetto ai 22,7 italiani), ed è proprio questo settore a presentare il più alto dati di infortuni (con 24,6 ogni mille occupati), seguiti da quelli dell’industria (20,2 ogni mille occupati), poi i servizi (11,9) e ll’agricoltura (5,1 casi)

Ritornando alle irregolarità delle aziende che all’Umbria attribuiscono un 56,4%, le regioni con il pi alto tasso sono Marche (83,4%), Veneto (73,7%) e Molise (70,5%). Il dato medio nazionale è quindi del 62,3% delle imprese che non sono del tutto a regola. Sono proprio settori che assorbono il maggior numero di infortuni sul lavoro a mostrare tassi di irregolarità più rilevanti. Sul fronte opposto – sempre guardando al dato nazionale – si osserva una leggera flessione per quanto riguarda i lavoratori totalmente in nero, che passano dai 22.366 del 2020 ai 20.571 del 2021 (-8%).

Resta il problema noto degli ispettori, cioè dei controlli. In un anno si è passati da un ispettore ogni 1577 imprese del 2021 a un ispettore ogni 1511 del 2022, molto poco rispetto all’impegno annunciato in questa direzione.

Questo contenuto è libero e gratuito per tutti ma è stato realizzato anche grazie al contributo di chi ci ha sostenuti perché crede in una informazione accurata al servizio della nostra comunità. Se puoi fai la tua parte. Sostienici

Accettiamo pagamenti tramite carta di credito o Bonifico SEPA. Per donare inserisci l’importo, clicca il bottone Dona, scegli una modalità di pagamento e completa la procedura fornendo i dati richiesti.