Il tavolo su Perugina In Confindustria

di Ivano Porfiri

Dopo cinque ore e mezza di duro confronto, quando erano quasi le 21 in via Palermo, i sindacalisti si sono alzati e hanno interrotto la discussione: «Senza un accordo complessivo che tenga conto delle nostre proposte non se ne fa niente». Dal canto suo, Nestlè ostenta sicurezza: «Faranno le loro considerazioni, noi ora inizieremo a proporre le soluzioni ai lavoratori».

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Vertice teso La riunione nella sede di Confindustria inizia quasi puntuale alle 15.30. Da un lato del tavolo il direttore delle relazioni industriali Nestlè Italia, Gianluigi Toia, colui che fin dall’inizio conduce la trattativa, accompagnato da Francois Pointet, direttore dello stabilimento di San Sisto, e Stefano Di Giulio, direttore delle risorse umane Perugina. Dall’altra parte Rsu e i segretari locali dei sindacati di categoria. Ha iniziato Toia, riferendo l’esito dell’incontro tecnico avvenuto in mattinata al ministero del Lavoro. Fin da subito l’atmosfera si fa tesa. Dalla stanza al secondo piano a più riprese si sentono i toni alzarsi e le voci trasformarsi in grida. Intorno alle 19 i sindacati chiedono una pausa, poi si riprende ma il confronto resta aspro.

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I nodi del contendere Primo ostacolo la cassa integrazione. Nestlè ha puntualizzato come dal ministero del Lavoro sia emerso sì il possesso dei requisiti per accedere al prolungamento previsto dall’ultima Finanziaria, ma con una serie di paletti: uno il fatto che la domanda possa essere fatta solo dopo il 15 maggio (a 60 giorni dalla fine di quella attuale), due che riguardi solo chi resterà fuori dal piano dei ricollocamenti. «I lavoratori che non accetteranno proposte congrue secondo la legge (raggio di 50 km e salari adeguati, ndr) – ha spiegato Toia – non solo non potranno accedere al prolungamento, ma perderanno anche la cassa attuale».

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Incentivi fino a giugno C’è di più. Anche i part time, così come i ricollocamenti partiranno subito, e non al termine dell’eventuale nuovo periodo di cigs come voleva il sindacato. In poche parole, per Nestlè i lavoratori devono scegliere ora se aderire o meno alle possibilità offerte. «Anche perché – ha affermato Toia – gli incentivi noi li offriamo fino a giugno». Incentivi, va ricordato, di 60 mila euro per chi accetterà di lasciare il lavoro in Perugina, 30 mila per chi dirà sì alle proposte di altre aziende del territorio (più altri 30 mila all’azienda che assume), 25 mila a chi passa al part time (5 mila l’anno per cinque anni).

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Trattativa interrotta Un atteggiamento, questo di Nestlè che fin da subito non è piaciuto ai sindacati. «A queste condizioni non firmiamo niente – hanno detto uscendo -. Noi abbiamo chiesto un accordo complessivo, invece l’azienda ha scelto la strada delle forzature e delle scelte unilaterali sulla pelle dei lavoratori». Le richieste di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil erano proroga della cigs, isopensione, ricollocazioni esterne, internalizzazioni, contratti a 6 mesi e soprattutto una gestione condivisa dei percorsi e delle scelte, specie per quanto riguarda il piano di ricollocazioni esterne. Anche sulla richiesta di valutare l’insourcing del servizio di picking (oggi operato da Servizi associati) c’è stato infatti il no di Nestlè. Per questo, allo stato, la trattativa è stata interrotta.

Gli scenari Entrambe le parti in causa, alla stampa hanno dichiarato di aver lasciato sul tavolo la propria proposta e che l’altra parte ha tempo per valutarla. Ma pare chiaro che riprendere il filo del dialogo ora sembra difficile. Con le elezioni fra pochi giorni non è neppure ipotizzabile una nuova chiamata al Mise, dove il viceministro Bellanova attendeva buone nuove solo per chiudere la vertenza. Ma non arriveranno.

La situazione I sindacati ora si confronteranno coi lavoratori e anche con i loro vertici nazionali. Nestlè, però, intanto proseguirà l’applicazione del suo piano da 364 esuberi. Toia ha dato i numeri aggiornati. Ad oggi, circa 85 hanno accettato l’esodi incentivato, quasi esauriti i posti per il part time (130 su 150) mentre latitano le adesioni ai ricollocamenti esterni, per i quali nel frattempo alcune aziende si sono tirate indietro facendoli restringere da 93 a 81. Posti che ora verranno offerti con la richiesta di un sì o no chiaro e lo spettro di perdere ogni sostegno degli ammortizzatori sociali.

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