Un saldo lievemente positivo per un sistema imprenditoriale che si è stabilito, per quanto riguarda la demografia delle imprese della provincia di Perugia, «su una sorta di linea di resistenza». Nel corso del 2015 infatti, stando ai numeri resi noti lunedì dalla Camera di commercio di Perugia, nella provincia più grande della regione sono sono nate 3.756 imprese, cioè più di dieci al giorno e 3.503 sono quelle cessate (-15 per cento rispetto all’anno precedente); un saldo positivo di 253 unità, pari a un tasso di crescita di +0,35 per cento. «Un risultato – osserva il presidente dell’ente camerale Giorgio Mencaroni – che incoraggia, ma non entusiasma. Anche se non va dimenticato che il 2014 si chiuse con un saldo negativo di -61 unità». Complessivamente sono 73.020 le imprese registrate, un numero intorno al quale «nell’ultimo triennio – continua Mencaroni – si è stabilita una sorta di linea di resistenza, base ideale da cui ripartire per tornare ai livelli precrisi: averla conservata costituisce un risultato soddisfacente».
SOFFERENZE BANCARIE, UMBRIA TRA LE REGIONI AL TOP IN ITALIA
I numeri Guardando ai diversi tipi di società, un dato confortante è quello che riguarda le spa, che son anche le realtà più strutturate. Nel corso della crisi, dal 2009 a oggi, il saldo è sempre stato positivo: +425 nel 2012, +439 nel 2013, +607 nel 2014 e +662 nel 2015. Segno meno invece di fronte a realtà meno strutturate, come le società di persone (-161 nel corso dell’ultimo anno) e le ditte individuali (-268). Queste ultime, come emerge dall’analisi dell’ente camerale, sono anche le più numerose: 38.550 quelle registrate nell’ultimo anno (nel 2010 erano oltre 2.200 in più e da lì il calo è stato costante), mentre le società di capitale sono 15.739 (cinque anni fa erano 13.347) e quelle di persone 16.751. «Nel 2015 – conclude Mencaroni -, il confronto con il dato Italia ci penalizza: il nostro ritmo di espansione imprenditoriale non raggiunge la metà di quello nazionale (tasso di crescita Italia +0,75%) e a fatica restiamo in scia al dato umbro (tasso di crescita regionale +0,55 per cento), che peraltro, tra le regioni del centro Italia, supera le Marche (-0,07 per cento), ma resta lontano da Toscana e Lazio (rispettivamente +0,88 e +1,17 per cento».
