Norcia

Parte dalla Valnerina il pressing di Confcommercio Umbria sul Parlamento per la modifica del disegno di legge sugli orari di apertura delle attività commerciali e in particolare delle sei giornate di chiusura obbligatoria per adeguarlo alle esigenze delle micro e piccole imprese dei centri storici e delle zone a forte vocazione turistica, come per l’appunto la Valnerina, dove gli esercenti non vogliono chiudere i loro negozi nei giorni festivi di maggior afflusso turistico.

Valnerina contro chiusure obbligatorie nei super festivi A lanciare l’appello è il presidente della Confcommercio della Valnerina, Fabio Brandimarte, che ha già avviato una serie di interlocuzioni con la Confederazione nazionale per trovare sponde alle richieste di modifiche arrivate da Norcia, Cascia e dintorni. «La nostra istanza – spiega Brandimarta – va verso un’ulteriore elasticità per la gestione delle giornata di chiusura alle impresa che operano in territori come il nostro in modo che possano lavorare al meglio nei periodi più interessanti per la presenza di turisti» .

Dodici superfestivi, sei chiusure obbligatorie Il disegno di legge propone 12 chiusure obbligatorie l’anno per i super festivi, ossia primo gennaio, sei gennaio, Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, primo maggio, due giugno, 15 agosto, primo novembre, otto dicembre, Natale e Santo Stefano, ma a seguito delle pressioni di Confcommercio sono state già dimezzate, poiché sei giornate possono ora essere derogate dall’esercente in accordo col Comune e sulla base di quelle meno negative per il commercio.

Compensare con le domeniche  L’associazione datoriale regionale, sollecitata da quella locale della Valnerina ma non solo, chiede che nel disegno di legge sia inserita la possibilità per «ciascun esercente la cui attività di vendita al dettaglio insista nei centro storici e nelle zone a vocazione turistica o di interesse artistico di poter sostituire i restanti sei giorni festivi di chiusura obbligatoria con un numero pari o maggiori numero di giorni di chiusura domenicale o festiva». I centri storici e le aree a vocazione turistica o di interesse artistico, prosegue la proposta di Confcommercio, dovrebbero essere individuati mediante conferenza dei servizi, cui partecipano Comune, Regione e le organizzazioni imprenditoriale maggiormente rappresentative del commercio e le organizzazioni sindacali dei dipendenti.

Vendite buone Secondo l’associazione la totale liberalizzazione del commercio avviata nel 2012 in una realtà piccola come l’area del Parco nazionale dei Monti Sibillini e nella Valnerina ha prodotto buoni risultati propri in occasione dei fine settimana e dei cosiddetti super festivi. Da qui la contrarietà di Confcommercio Valnerina contro qualsiasi forma restrittiva delle aperture degli esercizi commerciali.

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One reply on “Parte dalla Valnerina il pressing di Confcommercio contro chiusure obbligatorie nei superfestivi”

  1. La Confcommercio dovrebbe chiedere l’eliminazione totale dell’obbligo di chiusura per i centri storici e per le località turistiche. Le 6 festività di chiusura obbligatoria comportano già una forte penalità inaccettabile per centri che vivono in larga parte di turismo. Questa legge ideata per favorire i dipendenti dei centri commerciali non può e non deve essere in alcun modo estesa al piccolo commercio che spesso non si avvale neppure di dipendenti. Questa legge in realtà favorirà i centri commerciali che assisteranno felici alla definitiva eliminazione del piccolo commercio diventando unici attori del mercato. Già qualche anno fa la confcommercio ebbe posizioni ambigue su questo tema in Umbria e ancora una volta vorrebbe farsi finta paladina del piccolo commercio pugnalandolo alle spalle.

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