Il ritorno del Reddito di cittadinanza diventa ipotesi concreta in vista delle elezioni del 2027. Il Movimento 5 Stelle ha presentato la proposta di un nuovo sostegno economico, chiamato «Reddito 2.0», che punta ad allargare la platea rispetto all’attuale assegno di inclusione (Adi), includendo anche persone senza lavoro che oggi non hanno diritto al contributo perché non rientrano nelle categorie considerate fragili. La proposta è stata approvata dagli iscritti M5S attraverso il percorso Nova e ora è destinata al confronto con gli altri partiti della coalizione progressista. Il documento ufficiale prevede una revisione integrale dell’Adi e del Supporto per la formazione e il lavoro (Sfl), ma non contiene ancora una disciplina completa della nuova misura.
La differenza principale rispetto al sistema attuale riguarda proprio chi potrà ricevere l’aiuto. Oggi l’assegno di inclusione è riservato alle famiglie con almeno un minorenne, una persona con disabilità, un componente di almeno 60 anni oppure una persona in condizione di svantaggio inserita in un programma dei servizi sociosanitari. Restano necessari anche i requisiti economici e di residenza previsti dalla legge. Una persona di 35 o 40 anni, disoccupata, senza figli e senza altre condizioni di fragilità riconosciute, non può quindi ricevere l’Adi, anche se non ha alcun reddito.
Il Reddito 2.0 vorrebbe superare questa distinzione, riconoscendo un sostegno anche alle persone considerate occupabili, cioè in condizione di lavorare. Secondo le anticipazioni pubblicate dal Sole 24 Ore, la nuova platea potrebbe comprendere circa 580mila persone in più a livello nazionale. È questa la principale novità rispetto alla misura introdotta dal governo Meloni nel 2024.
Quanto agli importi, la scheda tecnica anticipata dal Sole 24 Ore indica una soglia di riferimento di 6.500 euro annui, alla quale si potrebbe aggiungere un contributo per le spese di abitazione, tra affitto e mutuo, fino a 3.640 euro all’anno. Il meccanismo sarebbe quello di integrare il reddito disponibile fino alla soglia prevista. Una persona senza alcun reddito potrebbe ricevere circa 542 euro al mese. Se percepisce già 3mila euro all’anno, l’integrazione sarebbe invece di circa 3.500 euro annui. Per chi sostiene spese abitative ammesse potrebbe aggiungersi il contributo fino a 303 euro mensili.
La proposta prevede anche obblighi per chi riceve il contributo. I beneficiari dovrebbero partecipare per almeno otto ore alla settimana ai Progetti utili alla collettività, organizzati dai Comuni. Dovrebbero inoltre aderire a percorsi di formazione e ricerca di un lavoro, attraverso i centri per l’impiego e le agenzie private. Il progetto prevede incentivi per le imprese che assumono stabilmente i beneficiari: lo sgravio sui contributi previdenziali potrebbe arrivare a un valore equivalente a dodici mensilità del sussidio. Alle agenzie per il lavoro sarebbe riconosciuto un premio pari a una mensilità per ogni persona accompagnata concretamente all’occupazione.
Per capire quale potrebbe essere l’effetto in Umbria bisogna partire dai numeri dell’Inps. Gli ultimi dati disponibili, aggiornati a giugno 2026, indicano 5.900 nuclei familiari che ricevono l’Assegno di inclusione, per un totale di 11.206 persone coinvolte. L’importo medio mensile è di 634 euro. La provincia di Perugia conta 3.873 nuclei beneficiari, quella di Terni 2.027. Tra gennaio 2024 e giugno 2026 sono stati complessivamente 8.840 i nuclei umbri che hanno ricevuto almeno una mensilità dell’Adi, per 17.720 persone coinvolte.
A questi numeri si aggiunge il Supporto per la formazione e il lavoro, destinato alle persone occupabili che partecipano a percorsi di formazione e inserimento professionale. In Umbria, dall’avvio della misura nel settembre 2023 a giugno 2026, sono state 1.509 le persone che hanno ricevuto almeno un pagamento. Di queste 432 nel 2023, 909 nel 2024, 807 nel 2025 e 534 nei primi sei mesi del 2026. Le cifre annuali si riferiscono a persone che hanno ricevuto almeno una mensilità nell’anno e non a beneficiari contemporaneamente in pagamento. L’indennità attuale è di 500 euro al mese, con una durata ordinaria di dodici mesi e possibilità di proroga per altri dodici quando il percorso formativo è ancora in corso.
È proprio tra queste persone che si può individuare un primo riferimento per stimare la possibile estensione della nuova misura. Se si applicasse alla platea aggiuntiva nazionale di 580mila persone la stessa quota umbra registrata tra i beneficiari del Supporto per la formazione e il lavoro, pari a circa lo 0,54% del totale, si arriverebbe a poco più di 3.100 potenziali destinatari in Umbria.
Il confronto con il vecchio Reddito di cittadinanza aiuta a capire la dimensione del cambiamento. Nel febbraio 2023 in Umbria i nuclei che ricevevano il Reddito di cittadinanza erano 7.130, con 13.846 persone coinvolte e un importo medio mensile di 553 euro. Nello stesso mese erano inoltre 1.119 i nuclei che ricevevano la Pensione di cittadinanza. Nel giugno 2026 i nuclei che ricevono l’Adi sono 5.900.
Il quadro sociale regionale offre un ulteriore elemento di lettura. Secondo gli ultimi dati Istat riferiti al 2025, l’incidenza della povertà relativa in Umbria riguarda l’8,7% delle famiglie, in aumento di 0,3 punti rispetto all’anno precedente. Il dato è inferiore alla media nazionale del 10,8%, ma superiore a quella del Centro Italia, pari al 5,9%.
Sul piano finanziario, secondo quanto riferito da Il Fatto Quotidiano il 3 novembre, il progetto avrebbe un costo complessivo stimato tra 9 e 10 miliardi di euro all’anno. Di questi, circa 5-6 miliardi sarebbero già destinati alle attuali misure di sostegno, mentre per ampliare la platea servirebbero ulteriori 3-4 miliardi.
La proposta è ancora in fase di confronto. Il Partito democratico ha manifestato disponibilità a discuterne, Italia Viva ha aperto al confronto e Alleanza Verdi e Sinistra ha sostenuto la necessità di una misura che garantisca un sostegno anche a chi rifiuta condizioni di lavoro non accettabili. Il progetto dovrà ora essere definito nei tavoli della coalizione e, in caso di accordo, tradotto in una norma.


