di Ivano Porfiri
Un 150° anniversario bagnato e amaro per tanti lavoratori umbri. I cori e gli slogan dei 241 addetti della Meraklon sull’orlo del licenziamento hanno fatto da sottofondo alla seduta solenne del consiglio regionale alla vigilia del 17 marzo. E mentre il leghista Cirignoni ha disertato per fede antipatriota, c’era chi non ha potuto presiedere per ragioni ben più valide e concrete: l’assessore regionale allo sviluppo economico, Gianluca Rossi, e il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo, stanno cercando di venire a capo della difficilissima questione del polo chimico di Terni.
Diritti calpestati E’ stato il presidente del consiglio Eros Brega a richiamare al tema, al termine del suo intervento con cui ha aperto la seduta solenne. «A distanza di anni – ha detto Brega – ci ritroviamo a condividere e a riconfermare la bontà di quei principi, fatti anche di conquiste democratiche e civili come quella del lavoro che oggi, ancora una volta, viene calpestato. Ma nonostante l’articolo 1 della Costituzione riconosca che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, l’Umbria continua a pagare il prezzo della crisi con la perdita di occupazione».
Vicini ai lavoratori «Permettetemi questa parentesi – ha spiegato ancora Brega – perché proprio in queste ore a Roma si discute delle sorti di 240 lavoratori ternani della Meraklon che ieri hanno ricevuto le lettere di messa in mobilità. Una vicenda che le istituzioni umbre stanno seguendo da vicino con l’impegno attivo dell’assessore regionale allo sviluppo economico, Gianluca Rossi, e del sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo che, quindi, non sono presenti oggi a questa nostra iniziativa. A loro e a tutti i lavoratori ternani e umbri giunga la nostra solidarietà e vicinanza».
La cerimonia Poco prima di aprire il consiglio le massime autorità umbre hanno reso omaggio ai Gonfaloni dei 92 Comuni umbri, schierati dal lato della piazza Italia che guarda le sedi del Governo e dell’Assemblea legislativa. Ai piedi della statua di Vittorio Emanuele II la Banda nazionale garibaldina di Mugnano, dopo aver proposto le arie del repertorio risorgimentale “Sventola il tricolore” e “La bela Gigogin”, prima della sfilata delle autorità davanti ai gonfaloni umbri, ha intonato l’Inno nazionale che, nella cornice disegnata dai simboli delle città e delle Province umbre e dalle numerose autorità presenti, ha prodotto un effetto particolarmente suggestivo. Dopo la breve cerimonia in Piazza Italia, gli oltre 180 ospiti di Palazzo Cesaroni, hanno preso posto nell’Aula consiliare, dove alle 10.30, con il saluto del presidente del Consiglio Eros Brega, è iniziata la celebrazione formale del150° che comprende gli interventi dei consiglieri Sandra Monacelli e Fiammetta Modena, della presidente della Regione Umbria, Catituscia Marini e la prolusione dello storico Romano Ugolini.
Marini: federalismo e patrioti umbri Nel suo intervento la presidente Catiuscia Marini ha detto che «l’Umbria, preoccupata per la crisi ma anche orientata verso nuove opportunità di sviluppo, è pronta a raccogliere la sfida del federalismo» purché l’evoluzione federalista dell’Italia «sia garantita in senso cooperativo dalla nostra costituzione, l’opera di più alto valore morale e civile di questi 150 anni. Il nostro più grande omaggio in questa ricorrenza è impegnarsi a rispettarla e a difenderla». Marini si è poi soffermata sui valori che ispirarono i grandi personaggi della storia nazionale, da Mazzini a Garibaldi, da Cavour agli umbri Guardabassi, Colomba Antonietti, a lottare per l’Unità, concludendo con «Viva l’Italia». Discorso non applaudito dai consiglieri di opposizione, per i passaggi sul periodo fascista e i riferimenti all’autonomia della magistratura e ai tagli al settore della cultura e della formazione.
Il testo integrale del discorso della presidente Marini è disponibile “on line”, sul portale istituzionale, all’indirizzohttp://www.presidente.regione.umbria.it/mediacenter/FE/home.aspx.

