di Daniele Bovi
Segui @DanieleBovi
Il 2013 dell’economia umbra è iniziato col segno meno. Manifattura e commercio infatti, secondo l’Osservatorio economico dell’Umbria realizzato da Unioncamere e presentato mercoledì a Perugia, hanno fatto registrare prestazioni negative per quanto riguarda produzione, fatturato e vendite. Due le costanti, ovvero le performance migliori delle imprese più grandi e di quelle che riescono ad esportare, mentre agli occhi balza un dato in controtendenza rispetto ai trimestri precedenti: il calo delle vendite della grande distribuzione. Secondo l’Osservatorio infatti, realizzato da Questlab intervistando 500 imprese manifatturiere e 250 del commercio, la grande distribuzione nel primo trimestre dell’anno ha accusato una flessione del 3,6% rispetto ai primi tre mesi del 2012. Un valore in controtendenza dato che nei precedenti trimestri la Gdo aveva dichiarato vendite in crescita o in lievissima flessione.
Commercio, vendite giù E se nel complesso il comparto del commercio segnala un -7% delle vendite (il 63% del campione ha dichiarato un calo e il 21% un aumento) non stupisce, essendo in continuità con quanto visto nei periodi precedenti, il calo degli affari registrato dal commercio al dettaglio, in particolare da quello alimentare (-8,5%). Guardando al secondo trimestre dell’anno poi «la situazione – è scritto nell’Osservatorio – non dovrebbe cambiare molto». Il 53% dei piccoli commercianti si aspetta infatti una contrazione delle vendite, una percentuale che scende al 14% nel caso della grande distribuzione. In attesa dei dati dell’Istat su occupazione e disoccupazione nel primo trimestre che usciranno il 31 maggio, il dato preoccupante che arriva dall’indagine è il calo del 6% dell’occupazione denunciato dalle imprese manifatturiere (-1,1% per quelle del commercio).
Occupazione in calo Un valore particolarmente marcato fra le imprese più piccole, ovvero quelle fino a nove addetti che costituiscono la trama del tessuto imprenditoriale della regione: -12,9%. Tra 10 e 49 addetti invece la flessione è stata del 2% mentre è addirittura in aumento (+2%) per le imprese con oltre 50 dipendenti. Le previsioni per il futuro poi non sono rosee anche se «è presumibile – è scritto nell’Osservatorio – che i rispondenti non vogliano sbilanciarsi data la difficoltà ed incertezza del momento». Secondo l’indagine infatti tre imprese su quattro prevedono un’occupazione stabile, due su dieci un calo e solo il 4% pensano a nuove assunzioni. Come accennato in apertura i segni meno non riguardano solo l’occupazione.
Fatturato e produzione Del 4,5% è stato infatti il calo della produzione, con la metà delle imprese che segnalano un peggioramento rispetto al 2013 (il 32% un aumento). Nel secondo trimestre poi non sembra scorgersi la ripresa: il 74% del campione prevede infatti dati stabili (35%) o in peggioramento (39%), con prospettive anche in questo caso peggiori per chi è più piccolo. Fatturato e ordini hanno invece due facce. Da una parte infatti l’indagine riporta il calo del 6,5% del fatturato interno ma anche, di converso, il +2% di quello estero. Dati quasi sovrapponibili anche per gli ordinativi e che testimoniano quanto detto sopra e quanto spiegato anche recentemente dall’Istat: nel 2013 sarà ancora la domanda estera a tirare mentre quella interna subirà un’ulteriore contrazione. A livello settoriale i dati peggiori (-11%) sono quelli di legno e mobile e del tessile con il 40% che si aspetta un altro calo per il secondo trimestre 2013.
Cessazioni, picco nel turismo Spostando l’analisi sulla demografia d’impresa, ovvero sul numero delle cessazioni e delle iscrizioni, secondo Unioncamere il primo trimestre dell’anno si è caratterizzato per il «forte indebolimento della spinta imprenditoriale in Umbria». Più forte, come testimoniano i numeri, che nel resto d’Italia. Un impoverimento del tessuto economico dovuto non tanto ad un boom di chiusure quanto da una «forte caduta» del numero di aperture. Le cessazioni infatti sono cresciute in modo contenuto (in calo poi fallimenti e liquidazioni) a fronte di un -13% di iscrizioni. Un dato attenuato dalle sole società di capitali, il cui saldo rimane positivo. Un picco di cessazioni invece c’è stato nel turismo (+23%) che potrebbe essere imputabile al solo settore della ristorazione, giovedì in protesta a palazzo Donini contro la mancata approvazione della nuova normativa sulle sagre. Centinaia di eventi in tutta la regione visti dai ristoratori come fumo negli occhi.


