La protesta davanti a Pitti Uomo

Un grande punto interrogativo: questo il simbolo della protesta, stampato sulle magliette e sui grandi striscioni dei manifestanti, a rappresentare l’incognita rispetto al futuro che li attende, richiamando l’attenzione su quanto sta avvenendo nella V e VI Commissione della Camera dei Deputati sulla conversione del Decrero n.70 del 2011 sulla protezione del diritto d’autore.

No alle modifiche Della vicenda Umbria24.it si è occupata nella sezione Free Economy una prima volta illustrando l’argomento e una seconda scandagliando i retroscena di una possibile modifica del decreto. Le imprese, infatti, chiedono al Parlamento che, in sede di conversione, sia mantenuta ferma la proposta del Governo in modo da garantire la legittima continuazione dell’attività di un intero comparto produttivo dell’economia nazionale.

In massa a Firenze Si tratta di 500 imprenditori e lavoratori di 700 aziende italiane si sono radunati martedì di fronte all’ingresso di Pitti Uomo a Firenze, Piazza Bambine e Bambini di Beslan, alle 10 per protestare contro la possibile abrogazione della modifica dell’articolo 239 del Codice della Proprietà Industriale. L’ articolo valorizza ancora di più il Made in Italy, rafforzando la protezione del Design industriale registrato e l’auspicio è quello che non venga modificato in sede di conversione del Decreto.

I lavoratori schierati

Chi sono Le imprese che hanno protestato realizzano prodotti fabbricati in Italia con dipendenti italiani, fornitori italiani e materie prime italiane. Nascono per ridare vita ai capolavori che hanno fatto la storia dell’arredamento e per offrire ai consumatori un’ampia e completa raccolta di mobili disegnati dai grandi maestri del passato. Queste realtà investono in ricerca e innovazione, con certificazioni “ISO” e “100% Made in Italy”, esportano le loro produzioni tramite un canale distributivo di altissimo livello. Sostengono la tutela del design, intesa come protezione di oggetti di nuova concezione progettati da designer contemporanei. Dalla loro posizione si fanno promotori molteplici associazioni di impresa (CNA, Confapi e Confartigianato Nazionali, Confindustria), sindacati e centinaia di enti pubblici territoriali.

Quanti rischiano Per questo le aziende del Consorzio Origini, che riunisce i produttori di arredamento sono scesi in piazza per dire no al monopolio delle grandi multinazionali ed a difendere migliaia di posti di lavoro: con l’abrogazione della modifica di questo articolo di legge 13.500 persone rischiano infatti la disoccupazione. All’iniziativa sono intervenuti anche l’assessore regionale toscano Simoncini, il parlamentare Andrea Lulli, il vice sindaco di Firenze Dario Nardella, il consigliere regionale Enzo Brogi, Marc DiDomenico, direttore “The Florence Institute Of Design International” e il vice sindaco di Poggibonsi Angelo Minutella.

Imprenditori al bivio

Grave danno per l’economia Secondo il Direttore Generale di Origini, il Giovanni Fittante, «se il Decreto del Governo non fosse convertito in legge così come è il risultato sarebbe un gravissimo danno per la nostra economia, per un intero comparto produttivo del Made in Italy che ha una filiera tutta italiana, ed, in definitiva per la libera concorrenza, la tutela dei consumatori e quella di tante piccole medie imprese operanti nel settore del design. Solo la nostra filiera produttiva produce un fatturato di 950  milioni con l’80% della loro produzione indirizzata all’export».

Una sconfitta per l’Italia «In un momento storico così cruciale – afferma il presidente di Origini, Stefano Casprini –  nel quale è più che mai fondamentale valorizzare l’occupazione, chiamiamo tutti a porre l’attenzione verso una questione che non coinvolge unicamente le 700 aziende consorziate da 950 milioni di fatturato ma, nell’attuale panorama economico, rappresenta una sconfitta per l’intera industria italiana».

Certezza del diritto Secondo Aldo Fittante, esperto in Diritto Industriale dell’Università di Firenze, è necessario «dare certezza del diritto alle imprese e distinguere nettamente il Diritto d’Autore dal Diritto Industriale come storicamente e da tradizione giuridica è sempre avvenuto in Italia».

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