Operai in presidio a San Sisto (foto Archivio Umbria24)

di Iv. Por.

Il post su Facebook era riferito un responsabile del personale e avrebbe minato l’autorevolezza di chi deve far rispettare le regole interne per la sicurezza del consumatore. E’ questo, per la Nestlé, vero motivo del licenziamento di Marilena Petruccioli, la dipendente e delegata Rsu Cisl della Perugina di San Sisto. Mentre tanti si interrogano se un post sul social possa essere una “giusta causa” di licenziamento, l’azienda tira dritto e spiega che non è vero che il post era generico e riferito a un’azienda diversa.

IL POST INCRIMINATO

Si riferiva a un collega «La signora Marilena Petruccioli, rappresentante sindacale – scrive Nestlé in una nota – a fronte della violazione delle regole di igiene e sicurezza da parte di un collega, ha attaccato pubblicamente i responsabili del personale aziendale, ridicolizzando sui social media il loro impegno teso a far rispettare le stringenti disposizioni igienico-sanitarie e di sicurezza previste all’interno dell’azienda, a tutela dei lavoratori stessi, dei prodotti e dei consumatori. Infatti, l’episodio da lei rappresentato con scherno sui Social si riferiva in modo chiaro ed inequivocabile a un richiamo da parte dei responsabili del personale dello stabilimento verso un collega a fronte di una accertata violazione delle norme sull’utilizzo dei regolari abiti da lavoro e dei Dispositivi di Protezione Individuale (Dpi) previsti per la mansione svolta sulle linee di produzione».

Minata autorevolezza Per la Nestlé «i commenti pubblici della rappresentante sindacale hanno minato l’autorevolezza di chi all’interno dello stabilimento ha la responsabilità di far rispettare le normative vigenti per assicurare al consumatore un prodotto di alta qualità e la sicurezza dei lavoratori. Da un esponente sindacale che ha la responsabilità di rappresentare centinaia di persone che lavorano nel più grande stabilimento del Gruppo Nestlé in Italia, ci si attendeva il sostegno e non la critica agli sforzi rivolti a salvaguardare – sempre e comunque – la sicurezza sul posto di lavoro, l’igiene e la qualità del prodotto».

Ridicolizzato pubblicamente Secondo l’azienda «proprio in qualità di rappresentante dei lavoratori, la Signora avrebbe dovuto farsi essa stessa portavoce di comportamenti esemplari all’interno dei sito. La scelta invece di ridicolizzare pubblicamente, attraverso i social media, dove raccoglie un ampio seguito di colleghi, il comportamento di chi nel suo ruolo ha solamente agito per far rispettare le norme è ancor più grave perché legittima comportamenti errati che non possono essere accolti o giustificati in uno stabilimento Nestlé. Risulta inoltre fuorviante il tentativo di rappresentare e minimizzare i ripetuti commenti della signora Petruccioli come non riferiti, o riferibili, al contesto dove lei lavora».

Licenziamento confermato L’Azienda quindi conferma l’intenzione di «sanzionare» il comportamento tenuto da Marilena Petruccioli, «ma – in quanto rappresentante sindacale dello stabilimento Perugina – non le sarà applicato nessun provvedimento senza che si sia svolta la procedura di consultazione sindacale prevista dalle normative vigenti». Nestlé infine auspica che «i punti evidenziati vengano colti dalle rappresentanze sindacali e che il confronto possa risultare costruttivo e si possano ristabilire al più presto le corrette e consuete relazioni
sindacali».

Pd chiede spiegazioni Sul caso intervengono l’onorevole Giampiero Giulietti e la senatrice Valeria Cardinali che parlan di «fatto grave che ci induce a riaccendere i riflettori sulla situazione dello stabilimento di Sin Sisto». «Attualmente – aggiungono – i volumi di produzione risultano in calo e un’ulteriore riduzione è prevista per il 2015; questo significa che, se al termine del contratto di solidarietà avviato lo scorso primo settembre non si avrà un aumento dei volumi produttivi, l’azienda procederà all’esubero di ben 250 lavoratori». Alle Rsu e ai sindacati i due hanno chiesto un incontro per affrontare tutti i problemi che l’azienda sta vivendo «per avviare un percorso che – scrivono – da qui ai prossimi due anni, data di scadenza del contratto di solidarietà, consenta di rilanciare lo stabilimento perugino di San Sisto e di salvaguardare i circa mille posti di lavoro». Sempre dal fronte Pd il consigliere comunale Tommaso Bori ha presentato un ordine del giorno «per chiedere alla giunta di attivarsi rispetto alla situazione d’emergenza che si registra allo stabilimento di San Sisto contro il ridimensionamento ed i licenziamenti», e un’interrogazione per avere chiarimenti sulle motivazioni del licenziamento.

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