Una crescita economia assai modesta nel 2025 – +0,5 per cento – salvata essenzialmente dagli investimenti pubblici collegati al Pnrr che hanno permesso di controbilanciare il calo di industria e servizi, e un 2026 in cui la prospettive sono peggiorate soprattutto per il conflitto scatenato contro l’Iran da Stati Uniti e Israele in un contesto già peraltro ricco di tensioni. È essenzialmente questo il quadro che emerge dal rapporto sull’economia dell’Umbria presentato stamattina a Perugia da Banca d’Italia.
Forza e debolezza «Dal rapporto – ha detto a margine della presentazione Maria Dolores Di Baia, responsabile temporanea della filiale di Perugia di Banca d’Italia – emerge una crescita modesta, in linea con il resto d’Italia». Un’Umbria «che ha importanti punti di forza e imprese di eccellenza, fortemente attrattiva per il turismo che è in crescita e con alti livelli di Bes, il Benessere equo e sostenibile»; dall’altro lato però ci sono una popolazione «mediamente più anziana e una regione con una contenuta propensione a innovazione».
Il treno dell’innovazione Ed è proprio su questo fronte che è arrivato uno dei richiami più importanti di Banca d’Italia: «La regione – ha detto Di Baia – ha ampi margini per crescere in modo più solido e duraturo, a patto che si investa in innovazione e in particolare nell’intelligenza artificiale: oggi è utilizzata per applicazioni marginali è una tecnologia che può trasformare fortemente i processi aziendali. Si deve investire anche nelle competenze persone per far crescere il capitale umano». «Il treno dell’IA – è stato detto nel corso della presentazione – non può essere perso e va preso dalle imprese di tutte le dimensioni».
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