Un momento della presentazione (foto U24)

Una crescita economia assai modesta nel 2025 – +0,5 per cento – salvata essenzialmente dagli investimenti pubblici collegati al Pnrr che hanno permesso di controbilanciare il calo di industria e servizi, e un 2026 in cui la prospettive sono peggiorate soprattutto per il conflitto scatenato contro l’Iran da Stati Uniti e Israele in un contesto già peraltro ricco di tensioni. È essenzialmente questo il quadro che emerge dal rapporto sull’economia dell’Umbria presentato stamattina a Perugia da Banca d’Italia; un quadro che, a seconda di quando le tensioni nel Golfo si risolveranno, rischia di essere a tinta ancora più fosche per quest’anno e per il prossimo biennio.

Forza e debolezza «Dal rapporto – ha detto a margine della presentazione Maria Dolores Di Baia, responsabile temporanea della filiale di Perugia di Banca d’Italia – emerge una crescita modesta, in linea con il resto d’Italia». Un’Umbria «che ha importanti punti di forza e imprese di eccellenza, fortemente attrattiva per il turismo che è in crescita e con alti livelli di Bes, il Benessere equo e sostenibile»; dall’altro lato però ci sono una popolazione «mediamente più anziana e una regione con una contenuta propensione a innovazione».

Il treno dell’innovazione Ed è proprio su questo fronte che è arrivato uno dei richiami più importanti di Banca d’Italia: «La regione – ha detto Di Baia – ha ampi margini per crescere in modo più solido e duraturo, a patto che si investa in innovazione e in particolare nell’intelligenza artificiale: oggi è utilizzata per applicazioni marginali è una tecnologia che può trasformare fortemente i processi aziendali. Si deve investire anche nelle competenze persone per far crescere il capitale umano». «Il treno dell’IA – è stato detto nel corso della presentazione – non può essere perso e va preso dalle imprese di tutte le dimensioni».

L’edilizia Nel dettaglio il rapporto fotografa, come sottolineato giorni fa anche da Svimez, una regione sostenuta soprattutto dal comparto delle costruzioni, che nel 2025 ha registrato una crescita del valore aggiunto del 4 per cento grazie ai lavori pubblici finanziati dal Pnrr e alla ricostruzione post-sisma. Alla fine dello scorso anno le aziende umbre si erano aggiudicate gare legate al Piano per circa 2,5 miliardi di euro, con una forte presenza delle imprese edili e agricole. Positivo anche l’andamento del mercato immobiliare, con le compravendite di abitazioni aumentate del 10,9 per cento e prezzi in crescita del 3 per cento.

L’industria Più complessa la situazione dell’industria. Il valore aggiunto del settore è rimasto sostanzialmente fermo e la manifattura ha continuato a risentire delle difficoltà dell’automotive, mentre il tessile ha confermato una fase espansiva. Le esportazioni sono diminuite dell’1 per cento, penalizzate soprattutto dalla debole domanda proveniente dalla Germania e dal rallentamento delle vendite verso gli Stati Uniti. In controtendenza gli scambi con l’Asia orientale, risultati in aumento.

Investimenti Anche gli investimenti privati sono cresciuti solo moderatamente. Pur favoriti dalla riduzione dei tassi di interesse e dagli incentivi pubblici, continuano a concentrarsi in settori tradizionali. Tra gli aspetti che destano maggiore attenzione figura proprio la limitata diffusione delle nuove tecnologie: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale da parte delle imprese umbre resta contenuto e orientato prevalentemente ad applicazioni marginali.

Servizi Nel comparto dei servizi il quadro è rimasto sostanzialmente stabile, ma il turismo ha continuato a rappresentare uno dei principali punti di forza dell’economia regionale. Le presenze hanno raggiunto un nuovo record storico, sfiorando gli 8 milioni, con una crescita dell’8,5 per cento. A trainare il settore sono stati soprattutto i visitatori stranieri, aumentati del 16,3 per cento, e le strutture extralberghiere. La crescita ha interessato gran parte del territorio regionale, con l’Assisano e il Perugino tra le aree più dinamiche.

Il lavoro Sul fronte del lavoro prosegue la fase positiva dell’occupazione, cresciuta dell’1,3 per cento. Il tasso di occupazione ha raggiunto il 69,1 per cento, livello tra i più elevati mai registrati in Umbria e nettamente superiore alla media nazionale. L’incremento ha riguardato in particolare le donne e i lavoratori con oltre 50 anni, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,6 per cento. La crescita dell’occupazione è stata sostenuta soprattutto dai contratti a tempo indeterminato nel settore privato.

Le famiglie Per le famiglie il quadro presenta invece elementi contrastanti. Il reddito disponibile nominale è aumentato del 3 per cento e i consumi sono cresciuti dell’1,5 per cento, ma l’inflazione più elevata rispetto alla media nazionale ha ridotto i benefici in termini reali. Banca d’Italia sottolinea come, osservando l’andamento di lungo periodo, la perdita di potere d’acquisto in Umbria sia stata più marcata rispetto al dato italiano, con una riduzione dell’8 per cento contro il 6,2 per cento nazionale.

Qualità della vita Tra gli aspetti più positivi emerge il quadro del Benessere equo e sostenibile. Gli indicatori collocano infatti l’Umbria al di sopra della media italiana grazie alla qualità dell’ambiente, alla dotazione di capitale relazionale e istituzionale e a livelli di povertà inferiori rispetto al resto del Paese. Anche la distribuzione della spesa tra le famiglie risulta più equilibrata, con un indice di Gini pari a 0,28 contro lo 0,31 nazionale.

Il credito Nel credito si è progressivamente esaurita la fase di contrazione che aveva caratterizzato gli anni precedenti. A inizio 2026 la flessione dei prestiti all’economia si è sostanzialmente arrestata. I finanziamenti alle famiglie sono aumentati del 2,8 per cento grazie soprattutto alla ripresa dei mutui per l’acquisto della casa e del credito al consumo, mentre i prestiti alle imprese continuano a diminuire, in particolare per le aziende più piccole e considerate più rischiose. La qualità del credito resta comunque elevata.

Finanza pubblica Infine la finanza pubblica locale. Nel 2025 la spesa primaria degli enti territoriali umbri è aumentata del 2,4 per cento, sostenuta ancora una volta dagli investimenti collegati al Pnrr e alle politiche di coesione. Sul versante sanitario continua invece a peggiorare il saldo della mobilità interregionale: sempre più cittadini scelgono di curarsi fuori regione, soprattutto per prestazioni complesse, un fenomeno che prosegue senza interruzioni dal 2019 e che rappresenta una delle principali criticità messe in luce dal rapporto.