Nell’edilizia si continua a lavorare come se fosse gennaio, nonostante il divieto contenuto nell’ordinanza firmata dalla presidente Stefania Proietti. Questa la sostanza della denuncia che arriva dalle organizzazioni sindacali Fillea Cgil Umbria, Filca Cisl Umbria e Feneal Uil Umbria che, nel pieno dell’emergenza caldo, forse in attenuazione da metà della prossima settimana, chiedono «controlli straordinari, maggiore coordinamento e un tavolo urgente», oltre a «interventi strutturali», affinché «la salute e la sicurezza di chi lavora siano davvero la priorità». Netto l’avvertimento ai soggetti deputati ad accertare il rispetto dell’ordinanza Proietti, ma anche alle associazioni datoriali: «Ogni ritardo nell’attuazione delle misure di prevenzione può tradursi in un pericolo reale per l’incolumità delle lavoratrici e dei lavoratori». Sull’emergenza caldo è tornata nelle ultime ore anche Proietti, ribadendo che «la sicurezza richiede collaborazione: Regione, Comuni, imprese, organizzazioni sindacali, datori di lavoro e cittadini condividono una responsabilità comune».
In particolare, i segretari delle tre sigle sindacali, ossia Elisabetta Masciarri, Emanuele Petrini e Alessio Panfili, segnalano che, «nonostante l’entrata in vigore dell’ordinanza regionale sul rischio caldo, continuano a pervenire segnalazioni di attività lavorative svolte in condizioni che appaiono incompatibili con gli strumenti di tutela finora previsti». Più specificatamente «si continua a lavorare senza un’adeguata rimodulazione degli orari, senza pause sufficienti, senza aree ombreggiate e senza tutte le misure organizzative necessarie a ridurre il rischio di stress termico, malori e infortuni», dicono i tre.
Il contesto è quello di «cantieri e ponteggi, coperture e scavi, strade e superfici esposte». Tuttavia, «la grave condizione» non risparmia «fabbriche, capannoni e tutti gli ambienti chiusi, dove – dicono – le temperature interne diventano roventi senza adeguate climatizzazione e organizzazione del lavoro, costituendo un fattore di rischio documentabile e misurabile».
Da qui la richiesta di «attivare immediatamente una campagna di controlli straordinari nei cantieri e nei luoghi di lavoro maggiormente esposti», potenziando «il coordinamento tra Asl, Ispettorato del lavoro, Inail e organismi competenti a verificare il rispetto dell’ordinanza regionale e delle norme in materia di salute e sicurezza».
Masciarri, Petrini e Panfili sollecitano poi «un tavolo regionale con le associazioni datoriali», da Confindustria a Cna, al fine di «monitorare l’effettiva applicazione delle misure di prevenzione e individuare ulteriori interventi necessari». Il senso del nuovo allarme lanciato da Cgil, Cisl e Uil è che l’ordinanza di Proietti «non può restare un atto formale: servono controlli reali, prevenzione effettiva e organizzazione del lavoro coerente» con le condizioni climatiche.
Resta, poi, centrale il richiamo a interventi strutturali anziché tampone: il sospetto, infatti, è che le scadenze del Pnrr, ma in generale i tempi di esecuzione delle opere, rappresentino un freno alla sicurezza dei lavoratori. I sindacati chiedono, dunque, di «prevedere in fase di programmazione e calendarizzazione dei lavori le interruzioni dovute alle ondate di calore e alle condizioni climatiche estreme», mentre considerano «tardivo e insufficiente» il decreto con cui il governo il 22 giugno ha previsto il ricorso alla cassa integrazione per l’emergenza caldo: «Serve un piano nazionale, una legge organica capace di affrontare in modo preventivo, uniforme e strutturale il tema del lavoro ad alte temperature».
