Rimarrà in vigore fino al 15 settembre l’ordinanza regionale contro il rischio caldo nei luoghi di lavoro all’aperto. Il provvedimento, firmato il 27 maggio da Palazzo Donini e sostanzialmente identico – date a parte – a quello adottato un anno fa, introduce il divieto di svolgere attività lavorative nelle ore più calde della giornata nei settori agricolo, florovivaistico e nei cantieri edili all’aperto quando le previsioni segnalano condizioni di rischio elevato per stress termico.
L’ordinanza La misura si applica sull’intero territorio umbro e prevede lo stop alle attività tra le 12.30 e le 16 nei giorni in cui il sistema di monitoraggio Worklimate, sviluppato da Inail e Cnr, indica un livello di rischio “alto” per lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisiche intense. L’obiettivo è prevenire colpi di calore e altri effetti legati all’esposizione prolungata alle alte temperature. Rispetto all’ordinanza adottata nel 2025, la nuova disposizione entra in vigore con maggiore anticipo e prolunga il periodo di tutela: lo scorso anno, infatti. il provvedimento era stato firmato il 13 giugno e aveva efficacia fino al 31 agosto
Le misure Sono previste deroghe per le attività svolte da pubbliche amministrazioni, concessionari di servizi pubblici e relativi appaltatori quando si tratta di interventi di pubblica utilità, protezione civile o tutela dell’incolumità pubblica. Anche in questi casI i datori di lavoro devono però adottare misure organizzative per ridurre l’esposizione dei lavoratori al caldo. L’ordinanza precisa inoltre che i Comuni possono adottare ulteriori limitazioni sul proprio territorio.
I sindacati Sul provvedimento sono intervenute Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, che nei giorni scorsi hanno incontrato la presidente della Regione e la struttura competente in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Per i sindacati l’ordinanza «costituisce uno strumento importante, ma non sufficiente»; servono infatti «regole chiare, stabili e condivise» per garantire tutele effettive e rendere salute e sicurezza un elemento centrale nell’organizzazione del lavoro. In generale i sindacati hanno espresso apprezzamento per l’apertura del confronto, ma hanno chiesto un passo ulteriore sul piano operativo. Il punto di partenza è che «ogni anno, il caldo estremo arriva con sempre maggiore anticipo» a causa del cambiamento climatico che sta modificando le condizioni di lavoro in numerosi settori.
Le richieste Le organizzazioni sindacali chiedono, come già fatto nei giorni scorsi, la costruzione di un sistema regionale stabile di prevenzione, attraverso l’applicazione territoriale del protocollo nazionale sulle emergenze climatiche nei luoghi di lavoro. Tra le misure indicate figurano la sospensione o la rimodulazione delle attività nelle ore più critiche, l’anticipo degli orari di lavoro nelle fasce più fresche della giornata, l’aggiornamento della valutazione dei rischi con riferimento allo stress termico, la disponibilità di acqua, pause e aree ombreggiate nei cantieri, oltre al rafforzamento della formazione dei lavoratori e all’utilizzo degli strumenti di sostegno al reddito nei casi di sospensione delle attività.
