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L'ufficio postale di Perugia-Mario Angeloni-©Fabrizio Troccoli

È quanto emerge dall’ultimo Rendiconto sociale del Civ-Inps, che fotografa un sistema previdenziale sempre più condizionato dalle regole di accesso alla pensione e dalla riduzione degli strumenti di uscita anticipata.

A livello nazionale, tra il 2022 e il 2025, l’età media di pensionamento è salita da 64,4 a 65,4 anni per le donne e da 63,7 a 64,1 anni per gli uomini. Nello stesso periodo le pensioni previdenziali complessivamente liquidate sono scese da 878.369 a 834.658, con un calo di circa 27 mila unità rispetto al 2024 e di oltre 43 mila rispetto al 2022.

Il fenomeno è legato soprattutto alla contrazione delle pensioni anticipate, diminuite di circa il 29% nel triennio, effetto delle restrizioni sugli strumenti di flessibilità in uscita, tra cui Quota 103 e Opzione donna, che hanno ridotto in modo significativo l’accesso al pensionamento prima dei requisiti di vecchiaia.

In questo quadro nazionale si inserisce la posizione dell’Umbria, che negli ultimi rendiconti Inps si colloca stabilmente sopra la media italiana per età effettiva di pensionamento, soprattutto tra le donne.

Nel quadro regionale, l’ultimo dato territoriale consolidato disponibile resta quello del Rendiconto sociale Inps 2024. In quell’anno, in Umbria, le lavoratrici sono andate in pensione a 66,9 anni contro una media nazionale di 65,2, mentre gli uomini si sono fermati a 64,7 anni rispetto ai 63,8 della media italiana. Il differenziale conferma una tendenza strutturale della regione a un’uscita dal lavoro più tardiva rispetto al dato medio nazionale, in particolare per la componente femminile.

Il confronto con le dinamiche nazionali suggerisce una tendenza strutturale: anche in Umbria la riduzione delle pensioni anticipate e il peso crescente dei requisiti anagrafici stanno spostando in avanti l’età di uscita dal lavoro, con un effetto più marcato per le donne.

Nel confronto territor+iale emerge una forte eterogeneità. Nel Centro-Nord l’età effettiva di pensionamento risulta più bassa soprattutto per gli uomini, che beneficiano in misura maggiore delle pensioni anticipate e si collocano mediamente poco sopra i 62 anni. Le donne, invece, si attestano su valori più alti, intorno ai 64 anni, per effetto di carriere lavorative più discontinue e di una minore incidenza delle uscite anticipate.

Nel Mezzogiorno, dove l’accesso ai percorsi di pensionamento anticipato è più limitato, l’età di uscita dal lavoro si alza per entrambe le componenti: si arriva mediamente a circa 66 anni per gli uomini e a circa 67 anni per le donne.

In questo quadro l’Umbria si colloca in posizione intermedia, ma con valori tendenzialmente superiori alla media nazionale, soprattutto per la componente femminile, segnale di un ricorso più contenuto agli strumenti di pensionamento anticipato.

Accanto all’età di pensionamento, il Rendiconto sociale segnala un altro elemento destinato ad avere impatto anche sul piano regionale: la riduzione del valore delle nuove pensioni rispetto a quelle già in pagamento.

Nel 2025 un nuovo pensionato lavoratore dipendente ha ricevuto in media circa 1.289 euro mensili, contro i 1.537 euro delle pensioni già in essere nella stessa gestione. La differenza è di circa 248 euro al mese, pari a oltre 3 mila euro l’anno.

Per i lavoratori autonomi il divario è ancora più ampio, con nuove pensioni medie intorno ai 961 euro contro una media di 1.078 euro per quelle vigenti. Anche nel settore pubblico si registra una differenza, seppur più contenuta.

Secondo il Civ-Inps, questo scarto è l’effetto combinato del passaggio progressivo al sistema contributivo, di carriere lavorative più discontinue e di livelli retributivi mediamente più bassi rispetto alle generazioni che oggi sono già in pensione.

Per l’Umbria, dove il tessuto produttivo è caratterizzato da piccole e medie imprese e da una struttura occupazionale meno solida rispetto alle regioni industrialmente più forti, questo elemento potrebbe tradursi in un progressivo ridimensionamento degli assegni futuri, anche a parità di età di uscita.

Il quadro che emerge è quindi duplice: da un lato un pensionamento sempre più tardivo, dall’altro un valore medio delle nuove prestazioni destinato a ridursi rispetto al passato. Una dinamica che, secondo le elaborazioni del Civ-Inps, riguarda tutto il Paese ma che nelle regioni con salari più bassi e carriere più discontinue potrebbe produrre effetti più accentuati.

Nel caso dell’Umbria, i dati finora disponibili indicano già una traiettoria chiara: si esce dal lavoro più tardi della media nazionale e con un sistema previdenziale che tende a ricalibrare verso il basso il valore delle nuove pensioni. Un doppio movimento che, nei prossimi anni, potrebbe rendere ancora più evidente il divario tra generazioni di pensionati.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.