di Fabio Toni e Ivano Porfiri
«Per noi la partita non è affatto chiusa, è apertissima e Thyssen non può fare da spettatore». Non si fida dei finlandesi, né tantomeno dei tedeschi, il segretario nazionale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, a Terni alle ex officine Bosco nell’iniziativa organizzata dal sindacato sulla «Terni industriale, storia, eccellenze e proposte per uscire dalla crisi». Un dibattito che ha coinvolto i lavoratori e rappresentanti sindacali.
AUDIO – Intervista a Maurizio Landini a Terni
Governo giochi partita «Il governo deve giocare fino in fondo la partita per salvare la siderurgia di Terni e quella nazionale nel suo insieme», ha affermato Landini. E’ chiaro, per Landini che «a rischio c’è il sistema industriale del paese, in particolare quello siderurgico, quindi è necessario che ci sia un ruolo del governo perché sono attività strategiche che vanno mantenute e salvaguardate, specie dove hanno una competenza e una storia come a Terni».
Un tavolo con Thyssen Sul dietrofront di Outokumpu: «La decisione di vendere in blocco gli impianti non risolve il problema – afferma Landini -. La partita è totalmente aperta ed è necessario un coinvolgimento diretto di chi è ancora proprietario, ovvero la Thyssen. È singolare che Outokumpu dica di voler vendere prima ancora di aver comprato lo stabilimento». Landini ha sottolineato che «abbiamo sempre ribadito che non esiste un Terni spezzetato, quindi hanno solo preso atto di un elemento di fondo che rende l’idea della forza di questa produzione però la discussione è totalmente aperta». Landini chiede che il governo convochi quindi anche la Thyssen e che ci sia «un tavolo di confronto con tutti i soggetti».
I lavori sono stati introdotti dal segretario locale della Fiom, Claudio Cipolla. Insieme a lui il segretario regionale della Cgil Mario Bravi e quello provinciale di Terni, Attilio Romanelli.

