di Daniele Bovi
Pressing sul governo Monti, sulla Commissione e sul Parlamento europeo. Al termine dell’incontro a Terni tra la presidente Catiuscia Marini, appena sbarcata da Bruxelles, le altre istituzioni umbre e i sindacati, è questa una delle strategie che si vogliono portare avanti per scongiurare l’ipotesi dello spezzatino finlandese che assesterebbe un colpo micidiale al tessuto economico e sociale della regione. E mentre gli operai giovedì mattina scenderanno in strada in un corteo che si svilupperà da viale Brin alla prefettura, per capire che piega prenderà la vicenda occorre aspettare martedì 16 quando, a Roma, il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera incontrerà l’amministratore delegato di Outokumpu Mika Seitovirta. La presidente, a Bruxelles, si è mossa contattando parlamentari, il commissario Ue all’industria Tajani che ha assicurato che «farà di tutto» per garantire che Terni non venga spacchettata, e cercando di capire le basi sulle quali la multinazionale sembra voler sacrificare un fiore all’occhiello dell’industria metallurgica come Terni.
Di Girolamo: ritirare la proposta «Per quanto ci riguarda – dice a Umbria24 il sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo – ci sembra che rispetto ai regolamenti europei ci sia un’applicazione un po’ burocratica. Ora dovremo interloquire in modo più diretto con l’Ue e con il commissario Almunia per chiedere che si valuti l’opportunità di creare un gruppo europeo che abbia il primato della capacità produttiva». Secondo Di Girolamo la proposta di Outokumpu all’Ue «deve essere ritirata. Tra parentesi, non ci convince il ribadire che chiuderanno gli impianti tedeschi perché non sta nelle dinamiche produttive. Si rimetta indietro l’orologio». La Marini tira in ballo il governo che deve sfruttare «l’autorevolezza di Monti in Europa» e che «si deve fare garante e deve chiedere ad Outokumpu di ritirare la proposta fatta alla Commissione europea e di discutere una nuova proposta che sia coerente con il sito di Terni e la regolamentazione europea». «Outokumpu – prosegue – ha fatto una proposta alle autorità italiane sull’acquisizione di Tk, ma alla Commissione europea ha presentato un’altra proposta che è iniziativa unilaterale e che danneggia in maniera pesante il sito di Terni e le sue prospettive industriali e occupazionali».
OPERAI IN ASSEMBLEA: NON SI TOCCA UN BULLONE. GIOVEDI’ CORTEO IN CITTA’
Così Seitovirta Seitovirta, da parte sua, in una dichiarazione all’agenzia Startel riportata da Reuters spiega che, nell’ambito della fusione con Inoxum, l’azienda è stata sempre pronta all’opzione di vendere Terni, negando così che fosse una mossa non pianificata: «Naturalmente – ha detto -, ci siamo preparati a tutte le alternative molto attentamente». Dichiarazioni che arrivano dopo giornate in cui il titolo ha perso molto terreno in Borsa anche sulla base dei dubbi che gli analisti di mercato avanzano. Dubbi che riguardano Terni. La società, anche in termini di benefici, ha annunciato determinati obiettivi economici: Outokumpu, si chiedono, sarà in grado di rispettare quei 225-250 milioni di euro annui di risparmi? Terni, nell’ambito dell’affare, pareva strategica anche per raggiungere quel miglioramento della redditività aziendale di cui a gennaio si parlava.
I dubbi degli analisti Per capire che aria tira tra gli esperti bisogna guardare alle pagine economiche dell’Helsingin Sanomat, tra i più importanti quotidiani finnici. «Uno degli obiettivi della fusione – spiega al quotidiano Jari Räisänen, analista di Pohjola Bank – era quello di incrementare il tasso di utilizzo della capacità aziendale: se Terni verrà venduta, l’obiettivo non sarà raggiunto». «Io – dice invece – Erkki Vesola di Swedbank – pensavo che Terni fosse la pietra angolare della strategia di Outokumpu. La combinazione tra Terni e Tornio (dove c’è un altro importante stabilimento di Outokumpu, ndr) avrebbe dato alla società il giusto bilanciamento tra i mercati del Nord Europa e quelli del Sud».

