di Iv. Por.
Un lieve aumento di prezzi su base nazionale, ma dieci città importanti (tra cui Perugia) mostrano un indice dei prezzi che oscilla tra lo zero e il segno meno. I dati sull’inflazione diffusi dall’Istat mostrano un Paese che oscilla tra piccoli barlumi di ripresa dei consumi interni e preoccupanti situazioni di ristagno, dove prezzi fermi significa mercato bloccato.
C’è chi è a zero A gennaio 2016, l’indice Nic, nuovo indice di rilevazione dell’andamento dei prezzi, al lordo dei tabacchi, diminuisce dello 0,2% rispetto a dicembre e aumenta dello 0,3% nei confronti di gennaio 2015 (era +0,1% a dicembre). Ma per dieci città il dato annuo, secondo la stima preliminare dell’Istat, sono a ‘zero’: oltre a Perugia, Milano, Firenze, Palermo, Reggio Calabria e Ravenna. Addirittura in deflazione poi Bari (-0,3%), Potenza (-0,2%), Trieste (-0,2%) e Verona (-0,1%).
Umbria: +0,1% Guardando alle regioni, invece, a parte il -0,3% su base tendenziale della Puglia e lo zero del Friuli Venezia Giulia, l’Umbria e il Lazio sono quelle che con l’indice di crescita annuo più contenuto: appena +0,1%. La crescita maggiore dei prezzi è stata registrata in Abruzzo (+0,7%), nelle Marche, Val d’Aosta e Trentino (+0,6%).
I consumatori: «Perché aumenti?» In questo quadro, a reagire sono le associazioni dei consumatori. «L’Istat – affermano Adusbef e Federconsumatori in una nota – conferma il tasso di inflazione in lievissimo rialzo a gennaio: +0,3%. Si attestano, quindi, le discrepanze che abbiamo più volte denunciato relativamente alla crescita spropositata di alcune tariffe. Come è possibile che, a fronte di un incremento del tasso di inflazione negli ultimi 4 anni del +4,7%, nello stesso arco di tempo, si verifichino aumenti del servizio idrico del +22%? Va ancora peggio nel settore dei trasporti: solo nell’ultimo anno le tariffe autostradali sono aumentate dal 3,45% al 6,5%. Tutto ciò – affermano – dimostra che ci troviamo di fronte ad intollerabili meccanismi speculativi a cui il governo deve mettere fine con la massima urgenza, attraverso attenti monitoraggi e determinate azioni di contrasto. E’ evidente, infatti, che politiche tariffarie simili non fanno che trascinare sempre più a fondo un’economia che ancora stenta a lasciarsi alle spalle la profonda crisi degli ultimi anni».
