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L'ufficio di un'impresa

Tra luglio e settembre l’Umbria registra 109 imprese in più, con 826 iscrizioni e 717 cessazioni, ma il tasso di crescita si ferma allo 0,12 per cento, il più basso d’Italia, contro una media nazionale dello 0,32 per cento. Il saldo positivo non compensa le perdite su base annua: a fine settembre le imprese registrate sono 89.293, 1.147 in meno rispetto a dodici mesi prima, con una flessione dell’1,27 per cento.

I numeri È quanto emerge da Movimprese, l’indagine di Unioncamere e InfoCamere sui registri camerali. Quello estivo è il secondo trimestre consecutivo con saldo positivo, dopo il +347 della primavera, pari a una crescita dello 0,39 per cento. Nell’estate 2025 il saldo era stato di 125 imprese, con un tasso dello 0,14 per cento. L’Umbria rallenta, mentre l’Italia accelera rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, registrando 18.403 imprese in più, il saldo trimestrale più alto dal 2021. Il confronto con le regioni vicine conferma le difficoltà umbre. La Toscana cresce dello 0,18 per cento e le Marche dello 0,17 per cento, entrambe sotto la media nazionale ma sopra il dato regionale. Nel Centro Italia spicca il Lazio, con un tasso dello 0,51 per cento; tra le altre regioni, la Campania raggiunge lo 0,46 per cento e la Lombardia lo 0,41 per cento. Toscana e Marche registrano comunque un rallentamento rispetto al terzo trimestre del 2025.

L’indagine Il saldo è positivo in entrambe le province umbre, ma con intensità differenti. Perugia conta 608 iscrizioni e 540 cessazioni, con 68 imprese in più e un tasso di crescita dello 0,10 per cento. Terni registra 218 iscrizioni e 177 cessazioni, per un saldo di 41 imprese e una crescita dello 0,19 per cento. Perugia contribuisce maggiormente al risultato regionale in termini assoluti, mentre Terni cresce più rapidamente in rapporto alla consistenza del proprio tessuto imprenditoriale. Su base annua il quadro resta negativo. Rispetto a settembre 2025, la provincia di Perugia perde 915 imprese registrate, pari all’1,33 per cento, mentre Terni ne perde 232, con una flessione dell’1,08 per cento. Il calo regionale supera quello nazionale, pari allo 0,84 per cento, e quello della Toscana, allo 0,98 per cento. Le Marche registrano invece un aumento di 257 imprese, pari allo 0,18 per cento.

Imprese attive La difficoltà emerge anche considerando le imprese attive, cioè quelle che risultano effettivamente operative. Al 30 settembre sono 76.954, pari all’86,18 per cento delle 89.293 registrate. Le altre 12.339 posizioni non corrispondono necessariamente ad aziende chiuse, perché comprendono anche imprese inattive, sospese o in liquidazione. La quota delle attive è dell’86,19 per cento in Italia, dell’87,18 per cento in Toscana e del 90 per cento nelle Marche. In dodici mesi l’Umbria perde 1.034 imprese attive, con una diminuzione dell’1,33 per cento: 795 in provincia di Perugia e 239 in quella di Terni. La contrazione supera quella nazionale, dello 0,84 per cento, quella toscana, dello 0,97 per cento, e quella marchigiana, dello 0,11 per cento. Nel trimestre estivo si registra comunque un aumento di 120 imprese attive rispetto a giugno, insufficiente a compensare le perdite annuali.

I particolari Il numero delle imprese, da solo, non misura interamente il peso economico del sistema produttivo: una ditta individuale e un’azienda con centinaia di dipendenti rappresentano entrambe una sola unità statistica. Per valutare la solidità dell’economia servono anche dati su occupazione, fatturato, dimensioni aziendali, produttività e investimenti. Iscrizioni e cessazioni descrivono soprattutto la propensione a fare impresa e il ricambio del tessuto produttivo, ma non consentono, da sole, di quantificare una corrispondente variazione della capacità produttiva. Un segnale di trasformazione arriva dalla composizione per forma giuridica. In Umbria le società di capitali sono 26.503, contro le 25.907 di settembre 2025: 596 in più, con un incremento del 2,30 per cento. Rispetto a giugno sono cresciute di 163 unità, più dell’aumento complessivo delle imprese registrate, pari a 107. Nello stesso trimestre diminuiscono di 41 unità le società di persone, di cinque le ditte individuali e di dieci le altre forme giuridiche.

Società di capitali La quota delle società di capitali sale così dal 28,65 al 29,68 per cento delle imprese umbre, ma il divario con la media nazionale si amplia leggermente. In Italia l’incidenza passa dal 33,35 al 34,44 per cento, portando la distanza dall’Umbria da 4,70 a 4,76 punti percentuali. Anche Toscana e Marche sono avanti, rispettivamente con il 31,08 e il 31,20 per cento. A livello provinciale, la quota raggiunge il 31,72 per cento a Terni e il 29,04 per cento a Perugia. A livello nazionale, le società di capitali superano per la prima volta i due milioni, arrivando a 2.007.486 unità. Il loro saldo trimestrale è positivo per 14.529 imprese, pari al 79 per cento dell’incremento complessivo italiano. La crescita di questa forma giuridica può indicare una trasformazione organizzativa del sistema imprenditoriale, ma non dimostra da sola che le aziende siano più grandi o finanziariamente più solide. Nel confronto annuale, l’Umbria perde inoltre 1.312 imprese individuali e 333 società di persone.

Artigianato Resta negativa anche la situazione dell’artigianato. A fine settembre le imprese artigiane registrate sono 18.924, con 441 unità in meno rispetto all’anno precedente, pari a un calo del 2,28 per cento. La flessione supera quella nazionale, dell’1,55 per cento, della Toscana, dell’1,89 per cento, e delle Marche, dello 0,73 per cento. Tra luglio e settembre le iscrizioni artigiane umbre sono 213 e le cessazioni 221, per un saldo negativo di otto imprese e un tasso dello 0,04 per cento. In Italia il comparto registra invece un saldo positivo di 1.401 unità, pari allo 0,11 per cento. La Toscana guadagna 27 imprese, mentre le Marche ne perdono 103, con una flessione dello 0,27 per cento. A Perugia le 166 iscrizioni compensano esattamente altrettante cessazioni; a Terni, invece, 47 nuove attività e 55 cessazioni determinano un saldo negativo di otto imprese.

Mencaroni «Le 109 imprese di saldo positivo nel trimestre sono un dato incoraggiante – spiega Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria – ma non cancellano la crescita più lenta rispetto al resto d’Italia né la diminuzione registrata nell’arco di un anno, anche tra le imprese effettivamente attive». Mencaroni richiama la necessità di valutare la forza del sistema produttivo anche attraverso le dimensioni aziendali, l’occupazione e gli investimenti: «Dobbiamo però evitare di giudicare la forza della nostra economia soltanto dal numero delle aziende: contano le dimensioni, gli occupati, gli investimenti e la capacità di creare valore». Sulla crescita delle società di capitali, il presidente osserva che «la crescita delle società di capitali indica un’evoluzione importante del sistema imprenditoriale umbro – sottolinea Mencaroni – anche se il divario con la media nazionale non si restringe». La sfida, conclude, è sostenere sia la nascita di nuove imprese sia il rafforzamento di quelle esistenti, creando le condizioni perché possano innovare, competere e contribuire allo sviluppo e all’occupazione in Umbria.

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.