Un dipendente di un'azienda umbra (foto ©Fabrizio Troccoli)

di Iv. Por.

A causa del Covid, quest’anno ogni umbro perderà mediamente oltre duemila euro (precisamente 2.149), dai 2.108 della provincia di Terni ai 2.171 di quella di Perugia, più o meno in linea con la media italiana e peggio di quella del Centro. A stimare la contrazione del valore aggiunto per abitante a livello provinciale è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre che, inoltre, ha calcolato un altro dato particolarmente allarmante: una riduzione del Pil reale di 2.104 euro pro capite, che fa ripiombare l’Umbria ai livelli del 1988, ben 32 anni fa.

Sottostimati L’associazione degli artigiani mestrini tiene a precisare che «i dati emersi in questa elaborazione sono sicuramente sottostimati». Aggiornati al 13 ottobre scorso, non tengono infatti conto degli effetti economici negativi che deriveranno dagli ultimi Dpcm che sono stati introdotti in queste ultime due settimane per il riaggravarsi dell’emergenza Covid. Anzi, precisano che «in questa elaborazione la previsione della caduta del Pil nazionale dovrebbe sfiorare quest’anno il 10 per cento, quasi un punto in più rispetto alle previsioni comunicate il mese scorso dal Governo attraverso la Nadef (Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza).

I numeri Secondo l’elaborazione della Cgia su dati Prometeia, il valore aggiunto dell’Umbria passerebbe da 22.314 euro del 2019 a 20.165 di quest’anno con una perdita di 2.149 euro per abitante pari al 9,6%, a fronte di una media italiana del -9,7%, e una del Centro del -9,3%. Il Pil diminuirebbe da 21.752 a 19.648 euro pro capite con una perdita di 2.104 euro pari al -9,7% come la media italiana, mentre il Centro si fermerebbe al -9,3%. Con questi numeri si torna al 1988 cioè a 32 anni fa. Come riflesso occupazionale l’Umbria passerebbe da 362.900 a 356.500 occupati con una perdita di 6.400 (-1,8%), la media italiana è -2%, quella del Centro -1,4%.

Perugia e Terni Come valore aggiunto, in provincia di Perugia si passa da 22.669 euro dello scorso anno a 20.498 con una perdita pro capite di 2.171 (-9,6%), in quella di Terni da 21.300 a 19.192 con una perdita di 2.108 (-9,9%). La media italiana è una perdita di 2.484 (-9,7%).

Sostenere le imprese «Con meno soldi in tasca, più disoccupati e tante attività che entro la fine dell’anno chiuderanno definitivamente i battenti – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – rischiamo che la gravissima difficoltà economica che stiamo vivendo in questo momento sfoci in una pericolosa crisi sociale. In questa fase di emergenza, pertanto, tutto ciò va assolutamente evitato, sostenendo con contributi a fondo perduto non solo le attività che saranno costrette a chiudere per decreto, ma anche una buona parte delle altre, in particolar modo quelle artigianali e commerciali, che, sebbene abbiano la possibilità di tenere aperto, già da una settimana denunciano che non entra quasi più nessuno nel proprio negozio. Infatti, solo se riusciremo a mantenere in vita le aziende potremo difendere i posti di lavoro, altrimenti saremo chiamati ad affrontare mesi molto difficili».

Ridurre le tasse Per la Cgia «se nel breve periodo alle imprese sono ancora indispensabili massicce dosi di indennizzi, nel medio-lungo periodo, invece, bisogna assolutamente rilanciare la domanda interna, attraverso una drastica riduzione delle tasse alle famiglie e alle imprese per far ripartire sia i consumi che gli investimenti. Purtroppo, la tanto agognata riforma fiscale verrà introdotta solo a partire dal 2022 e gli investimenti nelle grandi infrastrutture sono legati ai finanziamenti del Next Generation EU che, nella migliore delle ipotesi, arriveranno solo nella seconda metà del 2021, espletando il loro effetto solo a partire dall’anno successivo».

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