Gli operai Novelli

di Marco Torricelli

Torna la paura alla Novelli. Il piano di ristrutturazione aziendale non avrebbe convinto le banche e il prestito-ponte di sei milioni di euro non è stato concesso. O, quanto meno, è stato congelato. Rimettendo tutto in discussione e facendo riapparire tutti quei fantasmi che sembravano essere stati allontanati.

Il piano Il Cda ‘tecnico’, composto da Alessandro Musaio, Alberto Alfieri e Gianni Tarozzi, ha messo a punto una strategia che prevede un drastico ridimensionamento delle attività del gruppo – praticamente un ritorno a quelle che avevano caratterizzato la fase iniziale della vita della Novelli – concentrando il tutto sulle produzioni di pane e uova negli stabilimenti di Amelia e Spoleto e nel centro direzionale di Terni. E l’ha sottoposta ai 22 istituti di credito coinvolti nell’intricata situazione economico-finanziaria del gruppo.

Tre anni La strategia «per riportare la Novelli in una situazione di stabilità», che aveva peraltro già in cassato il ‘placet’ preventivo del tribunale, prevede, un triennio di ristrutturazione che, si erano sbilanciati i tre tecnici, «se potrà contare sul supporto degli istituti di credito e dei creditori, permetterà alla Novelli di tornare a produrre utili nel 2016». Incassando l’assenso delle istituzioni e un «vedremo» dei sindacati.

Il prestito Alla base della strategia messa a punto dai tecnici, infatti, c’era la concessione di un prestito-ponte, alla Novelli, di circa sei milioni di euro, con i quali far fronte alle necessità di medio periodo e, soprattutto, utili per presentarsi, l’11 luglio prossimo, al confronto con i creditori (solo il consorzio romano autotrasportatori chiede 300 mila euro, tanto che il 20 dicembre ha presentato ricorso al tribunale di Terni per chiedere di dichiarare il fallimento del gruppo Novelli) con la possibilità di garantire loro una ritrovata stabilità amministrativa e, quindi, puntare ad una ricontrattazione dei debiti.

La delusione Le banche però, quei sei milioni non li scuciono. Almeno per il momento. Non è chiaro, infatti, se si sia trattato di un ‘no’ definitivo o se, invece, gli istituti di credito abbiano chiesto altro tempo per decidere e altre garanzie da parte di Musaio, Alfieri e Tarozzi. Negli ambienti sindacali regna lo sconcerto e la dimostrazione è data dal fatto che, seppure la decisione delle banche risalga a venerdì e che le segreterie nazionali si siano subito messe al lavoro per decidere cosa fare e per redigere un documento, questo non ha ancora visto la luce. Lasciando nell’incertezza anche i rappresentanti sul territorio.

I creditori Ovvio che la decisione delle banche, oltre che mettere in discussione l’intero castello progettuale messo a punto, rischia di pesare coma un macigno proprio sul confronto con i creditori, ai quali non potrà essere offerta nessuna garanzia. Ecco perché non è difficile ipotizzare un rinvio dell’intera procedura, che potrebbe slittare addirittura a dopo l’estate. L’ennesima che i lavoratori della Novelli trascorreranno in apprensione.

Giudizio positivo Sarebbe questo, secondo Alessandro Musaio, uno dei tre componenti del Cdt ‘tecnico’ «il parere espresso dai Commissari giudiziali, in vista dell’adunanza dei creditori fissata per l’11 luglio prossimo, sulla proposta di concordato presentata dal Gruppo Novelli». Nella relazione, «trasmessa anche a tutti i creditori, i commissari danno atto delle verifiche compiute sulle società e sul piano presentato dal management, sottolineando i vantaggi rispetto alle possibili alternative e concludendo, quindi,  con un parere positivo sulla fattibilità della proposta». Prosegue, nel frattempo, specifica Musaio «il recupero delle condizioni di redditività del gruppo, anche grazie al supporto che stanno assicurando gli istituti di credito coinvolti, prossimi, inoltre, al completamento dell’iter istruttorio connesso alla concessione della nuova finanza prevista dal piano». 

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