Chiedono di tornare subito al ministero dello Sviluppo economico e mettono sul tavolo lo sciopero degli uffici di Terni, i rappresentanti sindacali dei circa 500 lavoratori del Gruppo Novelli, 300 dei quali in organico ai siti produttivi e alle sedi umbre della azienda agroalimentare.
Contratti di solidarietà in scadenza A far suonare la campanella d’allarme in casa Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil non è soltanto il silenzio che avvolge il pagamento della quattordicesima mensilità dei lavoratori dell’agricolo, ma anche il contratto di solidarietà in scadenza per i dipendenti in organico agli uffici di Terni e su cui si è già aperto il confronto per il rinnovo. Per questo «i lavoratori interessati si sono già riuniti in assemblea e hanno deciso di inviare un messaggio chiaro al Consiglio di amministrazione tecnico del Gruppo» che più o meno suona così: «Il periodo di solidarietà deve necessariamente essere utilizzato per l’intera durata residua, poiché l’azienda deve tener conto di tutti sacrifici fatti per arrivare ad oggi, anche con decurtazioni salariali importanti e affinché mantenga gli impegni presi di salvaguardia occupazionale anche in sede ministeriale». Diversamente «se non arriveranno risposte positive entro il 6 giugno, data dell’incontro con l’azienda per il rinnovo della solidarietà, i lavoratori degli uffici di Terni si mobiliteranno in sciopero».
«Torniamo in fretta al Mise» Ed è proprio sul tavolo del Mise che vogliono tornare le organizzazioni sindacali per discutere del futuro del Gruppo Novelli a caccia di acquirenti. Come ricordano le stesse sigle, l’accordo a margine del primo summit ministeriale era di tornare a fare il punto alla metà di maggio, ma della convocazione nessuno ha più avuto notizia, nonostante la delicata fase: «Ci rivolgiamo anche alle istituzioni perché – si legge nella nota – in questo momento è cruciale avere risposte in merito alle trattative in corso per l’ingresso di nuovi partner che diano risposte vere e concrete al territorio, tenendo insieme tutte le produzioni (uova, pane, pastorizzatore e mangimificio, ndr) e procedendo al rilancio di marchi e investimenti negli stabilimenti anche al fine di tutelare i posti di lavoro». Si resta in attesa di segnali.
