di M. R.
Già oltre un mese fa l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Leonardo Latini, aveva infranto il tabù della vendita di Farmacia Terni; oggi la volontà di procedere secondo quanto prospettato dalla passata giunta è un’ipotesi sempre più accreditata.
Comune di Terni Il nuovo esecutivo di Palazzo Spada sembra voler procedere lungo il solco tracciato dall’ex assessore al bilancio Vittorio Piacenti D’Ubaldi. La volontà di cedere il 90% delle quote sociali della controllata, se non è stata certificata poco ci manca. Nelle pieghe del Dup, fra le 367 pagine del Documento unico di programmazione, c’è ovviamente anche il capitolo dedicato alle società partecipate dell’ente. E Farmacia Terni è quella che occupa lo spazio maggiore; due le operazioni ad essa collegate: «Per tale società nel prossimo futuro si valuterà l’opportunità di completare il percorso di cessione delle quote sociali e la possibilità di una riorganizzazione aziendale volta a migliorarne la governance».
Società partecipate Nel Dup si fa espressamente riferimento alla gara a doppio oggetto pensata dal team di Leopoldo Di Girolamo. Quella operazione era considerata il pilastro di quel piano di riequilibrio che poi non ha retto all’analisi della Corte dei conti. Evidentemente anche la nuova giunta riconosce in quella cessione una strategia tesa a far cassa; non a caso rientra tra le azioni ascritte alla sezione ‘Terni risanata’. La gara a doppio oggetto, così come studiata dagli ex inquilini di Palazzo Spada serve ad individuare il socio privato che dovrebbe anche occuparsi della gestione dei punti vendita per 25 anni. Il valore delle quote era stato stimato da un professionista in 9,2 milioni, per la gestione degli esercizi esistenti 10 mila euro l’anno.
Vendita Farmacia Terni Mantenendo il Comune il 10% delle quote, allo scadere del periodo di gestione del socio privato, potrebbe tornare in possesso della piena titolarità delle farmacie ma a fronte di una liquidazione delle quote. Incassati cioè i 250 mila euro di gestione in 25 anni, più lo spettante da distribuzione degli utili sul giro d’affari da 360 milioni, l’ente di piazza Ridolfi dovrebbe pagare 9 milioni. Prevedere cosa accadrà in quell’arco temporale è pressoché impossibile; le variabili sulla partita sono moltissime, non ultimo il valore di mercato. Come si suol dire in questi casi chi vivrà vedrà; quanto alla riorganizzazione aziendale per il «miglioramento della governance», considerata la ‘guerra’ di inizio stagione tra assessore Dominici e amministratore unico Sciamanna, probabilmente ne vedremo delle belle. In generale, sulla partita delle partecipate, l’obiettivo è quello di giungere per ognuna di esse al pareggio di bilancio.
@martarosati28
