Sarà che l’annata in vendita nel primo trimestre 2023, ovvero quella del 2022, risente di fattori critici differenti, ma l’Umbria in questo primo trimestre subisce un grave colpo sull’export dell’olio. Il nostro extravergine d’oliva, da sempre fiore all’occhiello dell’eccellenza olearea italiana, arretra sullo scenario dell’export. Lo segnala l’osservatorio dei distretti agroalimentari italiani, Monitor direzione Studi e ricerche Intesa Sanpalo.
L’Umbria indietreggia Nei primi tre mesi del 2023 le vendite dell’olio umbro segnano un -3,8%. Fattore che potrebbe essere considerato anche fisiologico viste le difficoltà vissute dalle nostre aziende, sia per fattori climatici che per il generale aumento delle materie prime e le ripercussioni sia in campagna che nella trasformazione. Tuttavia il segnale è meritevole di attenzione se si tiene conto che ad esempio l’olio toscano segna un +13,3% rispetto all’anno precedente, mentre quello del distretto del Barese marca un vero boom, arrivando a raggiungere il +37,2% rispetto allo stesso periodo di riferiento dell’anno precedente.
I dati L’olio umbro, nel 2022 ha raggiunto un valore, nell’export, pari a 261 milioni, ovvero il 27,9 % dell’esportazione regionale. Un mercato dunque di assoluto valore, secondo soltanto al distretto della maglieria e abbigliamento di Perugia che conta 577,6 milioni e rappresenta il 61,8% dell’esportazione. L’olio umbro nel 2022 è cresciuto del 22,9% rispetto al 2021 e del 38,9% rispetto al 2019. Nel primo trimestre di quest’anno il valore è di 54,8 milioni, mentre nel primo trimestre del 2022 era di 56,9 milioni, vale a dire 2,1 milioni di euro in meno.
