di D.B.
Sale, e di molto, la temperatura intorno alla vertenza che riguarda la JP Industries, ovvero la società che da tempo ha rilevato il comparto del cosiddetto ‘bianco’ della ex Antonio Merloni, compresi gli stabilimenti di Fabriano e quello umbro di Gaifana. Lunedì mattina alla sezione fallimentare del Tribunale di Ancona Giovanni Porcarelli della JP ha depositato una domanda di concordato in bianco, istituto orientato a sostenere le aziende in crisi. La procedura è stata introdotta dalla legge fallimentare e consente di prenotare una proposta di concordato ai propri creditori; in questo modo l’azienda che sceglie questa strada può bloccare l’azione dei creditori, ai quali viene presentato un piano di risanamento, senza optare per il fallimento. Dalla loro invece i creditori, che ovviamente potrebbero anche non accettare la proposta, possono tutelare i loro crediti. Il tutto segue un percorso molto preciso e controllato dal Tribunale.
Concordato in bianco A Fabriano è stata convocata d’urgenza un’assemblea dei lavoratori e i sindacati, che hanno incontrato in giornata Porcarelli, sono in stato di allerta: «Questo – spiegano – significa che l’imprenditore non riesce a far rimanere in piedi l’azienda con le proprie forze. Del resto, ci sono sei mesi di stipendi arretrati. Con questa domanda, tutto il pregresso è congelato. E da oggi in poi per lavorare non potrà fare più debiti». Secondo i calcoli dei rappresentanti dei lavoratori, si sono accumulati 4 milioni di euro di debiti con i fornitori, 25 milioni di euro con l’Erario, costi previdenziali e stipendi arretrati, più un debito con le banche che si aggirerebbe attorno ai 10 milioni di euro. «In più – dicono – il piano industriale deve essere chiaramente aggiornato».
Azioni eclatanti A questo punto assume ancora più importanza la riunione che si terrà il 4 luglio al Ministero dello sviluppo economico; in ballo, tra Umbria e Marche, ci sono oltre 600 persone il cui futuro, ormai da un decennio, è tutt’altro che chiaro. «I lavoratori – dicono i sindacati – sono molto arrabbiati e si sentono presi in giro dall’imprenditore e dallo Stato. Dal primo perché con questa mossa, di fatto, ha congelato tutti gli stipendi arretrati: da questo momento l’azienda non può generare un solo euro di debito, quindi se vuole lavorare deve pagare i lavoratori e i fornitori, altrimenti potrebbe anche esserci la messa in liquidazione. Con il secondo perché – concludono – si sono attesi mesi per convocare una nuova riunione al Mise. Aspettiamo il 4 luglio e poi ogni strada rimane aperta, comprese azioni eclatanti».
Le tappe precedenti All’inizio del 2019 a Roma era stato trovato un accordo secondo il quale i lavoratori avrebbero potuto godere per tutto l’anno della cassa integrazione (a zero ore con rotazione), mentre il Ministero a dicembre aveva deciso di affidare a Invitalia la missione di trovare un nuovo partner industriale per la JP di Porcarelli. Ciò avrebbe potuto permettere di sbloccare i finanziamenti statali, che ammontano a circa 24 milioni di euro, ancora disponibili dalla stessa Invitalia e dall’Accordo di programma che riguarda la ex Merloni. Da mesi però non se ne sa più nulla.
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