Un presidio dei lavoratori Merloni (foto archivio)

di Ivano Porfiri

Clamorosa svolta nella vicenda ex Merloni. La JP ritira la procedura di mobilità con cui, pochi giorni fa, aveva messo sulla graticola 400 lavoratori della fascia appenninica a cavallo tra Umbria e Marche. La decisione è arrivata dopo gli incontri al Mise e con i sindacati.

LA VICENDA EX MERLONI

Comunicazione scritta Poche righe inviate giovedì mattina alle Regioni Umbria e Marche, ai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico, ai sindacati in cui Giovanni Porcarelli annuncia: «all’esito dell’incontro sindacale svolto in data odierna in cui le organizzazioni sindacali hanno ribadito il proprio impegno a sostenere il progetto industriale della J.P Industries, la scrivente ha ritenuto di revocare l’avvio della procedura».

Moral suasion Di certo, dietro l’improvviso cambio di prospettive da parte della J&P ci sono il lavoro di governo e soprattutto Regioni, da un lato, per appoggiare Porcarelli nel confronto ancora in atto con le banche per finanziare il piano di rilancio. Dall’altra verso lo stesso Porcarelli nella direzione di scongiurare l’uso di strumenti che coinvolgono il destino dei lavoratori per forzare la mano verso chi deve sbloccare i finanziamenti.

Paparelli «È un fatto – ha spiegato Paparelli all’Ansa in una dichiarazione diffusa dalla Regione – che accogliamo certo con favore, avendolo auspicato anche nell’incontro di ieri al ministero per lo Sviluppo economico. Dopo questo passaggio, si può affrontare, tutti insieme con maggiore serenità, il nodo ancora aperto per il futuro di questa azienda, e cioè la bancabilità del piano industriale. Su questo, come istituzioni locali interessate, continueremo a vigilare con grande attenzione».

Appello dei sindacati I sindacati, in una nota congiunta, spiegano che «Fim, Fiom e Uilm hanno ottenuto il ritiro della procedura» e che «sussistono le condizioni per poter avviare l’attività». Il grido d’allarme che lanciano i sindacati è: «non possiamo rimanere soli, l’importanza del ritiro della procedura non deve distogliere tutti i soggetti – governo, regioni e territori – dall’attenzione su questa vicenda, perché i problemi rimangono tutti sul tavolo. Per un definitivo e strutturale avvio dell’attività necessita, nell’immediato, un supporto finanziario decisivo da parte delle banche. Su tutto ciò diventa prioritario il ruolo del governo, che deve operarsi immediatamente con l’apertura di tavoli concreti e capaci di assumere decisioni definititive per poter mettere fine a tali problemi e dare la speranza concreta ai lavoratori».

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