di M.R.
Si protrae ormai da circa un anno il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per i lavoratori della Sangraf di Narni scalo. Da qui a un mese, la scadenza dell’ammortizzatore sociale che, in assenza di una svolta, al momento non prevista, sarà verosimilmente rinnovato. Una sessantina i dipendenti rimasti nella fabbrica che produce elettrodi di grafite per forni d’acciaieria, una ventina quelli che hanno lasciato il posto negli ultimi anni sull’onda di una crisi che non sembra conoscere battuta d’arresto. La perdita di rofessionalità e competenze indispensabili per la marcia degli impianti, associata alla mancanza di un piano manutenzioni propedeutico alla ripresa a pieno regime, non lascia intravedere la luce sul futuro produttivo dello stabilimento del settore chimico e per istituzioni e sindacati, come già si è verificato, è difficile stabilire un canale di interlocuzione solido perché a mancare, nello stabilimento di proprietà cinese, sono anche figure apicali chiave.
Come noto, le organizzazioni sindacali hanno sollecitato un incontro al ministero delle Imprese e del Made in Italy per entrare nel dettaglio della vicenda e affrontare la crisi col coinvolgimento del Governo, nonché per avere possibilmente aggiornamenti anche sul progetto Sanode, per la produzione di grafite per anodi di batterie agli ioni di litio. La chiamata è attesa. Come quella per il sito Moplefan di Terni, anche questo appartenente al settore chimico. In questo caso, un percorso è stato già individuato e in parte intrapreso ma in via Molise a Roma, dovranno essere affrontate le questioni in sospeso come quella della ricapitalizzazione aziendale, per cui la società polacca è alla ricerca di un partner industriale. Sul tavolo anche la possibilità di un intervento diretto di Invitalia, legato però anche al vincolo del marchio storico (Moplefan appunto) per il quale è necessario un particolare iter al vaglio delle autorità competenti.
