sabato 1 ottobre 2016 - Aggiornato alle 15:47
29 luglio 2016 Ultimo aggiornamento alle 13:30

Ex Merloni, avviate procedure di licenziamento per 400 lavoratori su 684. «Bomba per il territorio»

A renderlo noto i sindacati, dietro la mossa forse le difficoltà al tavolo ministeriale. Paparelli: «Ci attiveremo subito». Smacchi: «Subito convocazione al Ministero»

Ex Merloni, avviate procedure di licenziamento per 400 lavoratori su 684. «Bomba per il territorio»
Le bandiere del sindacato sui cancelli della fabbrica

di Daniele Bovi, Ivano Porfiri e Chiara Fabrizi

La doccia, freddissima, arriva in una delle giornate più calde dell’anno e dopo la festa per l’inaugurazione della Foligno-Civitanova fa tornare sopra il confine tra Umbria e Marche nuvoloni neri: la JP Industries di Giovanni Porcarelli, l’azienda che ha acquisito la ex Antonio Merloni, ha avviato la procedura di mobilità per ben 400 lavoratori (390 operai e 10 quadri) sui 684 complessivamente riassunti tra Gaifana di Nocera Umbra e Fabriano. A renderlo noto è il segretario della Fiom Cgil di Fabriano Fabrizio Bassotti, che considera «irricevibile» la decisione, e chiede alla Regione Marche «di agire nei confronti dell’imprenditore perché ritiri la procedura». Secondo quanto noto al momento, i problemi indicati da Porcarelli nella comunicazione ai Ministeri sarebbero relativi a «mutamenti del mercato» e a difficoltà nel rapporto con le banche. Porcarelli ricorda infatti di non aver potuto fare ricorso «a risorse finanziarie del mondo bancario» e quindi addio agli «investimenti programmati»; da qui inoltre anche le difficoltà «con clienti e fornitori». L’azienda sottolinea poi che dal 2012, anno dell’acquisizione, a oggi, ci sono stati media 480 lavoratori in cassa integrazione mentre il piano industriale non è mai decollato.

I sindacati Con il contenzioso che si è scatenato con le banche dunque si è determinata una situazione negativa che viene definita «definitiva e strutturale», in seguito alla quale servono «efficientamento produttivo» e una «riduzione del personale». L’avvio delle procedure, oltre che alle parti sociali, è stato comunicato al ministero del Lavoro e a quello dello Sviluppo economico e la messa in mobilità dovrebbe arrivare al massimo entro quattro mesi dalla conclusione della procedura (anche se c’è la possibilità di un accordo con i sindacati, perciò i termini potrebbero variare). «Non è una partita che si può gestire scaricandola sui lavoratori: i 400 licenziamenti annunciati – dice Andrea Cocco della Fim Cisl di Fabriano – sono inaccettabili, e i lavoratori di Marche e Umbria risponderanno compatti». «È vero – continua Cocco – che la transazione con le banche creditrici della ex Merloni comporta tempi lunghi, e così le decisioni ministeriali, ma questo non giustifica il licenziamento di 400 persone.

TUTTO SULLA CRISI EX MERLONI

I sindaci La Cisl, come la Cgil, auspica un intervento del ministero dello Sviluppo economico e delle istituzioni delle due regioni interessate. «È un fulmine a ciel sereno e non capiamo questa decisione improvvisa e inaspettata che – dice a Umbria24 Giovanni Bontempi, sindaco di Nocera Umbra – è una bomba per questo territorio. Dopo un percorso avviato da anni che in questa fase ha fatto registrare anche una serie di incontri ministeriali, l’imprenditore non può permettersi di agire così, chiederemo compattamente che ritiri subito la messa in mobilità, in questo senso ho già sentito il sindaco di Fabriano. Ho naturalmente già sentito alcuni sindacalisti e lavoratori, dovremmo tutti insieme stare addosso all’imprenditore e capire i motivi di questa mossa che ci lascia sbalorditi». «Il ministero dello Sviluppo economico – dice il sindaco di Fabriano Giancarlo Sagramola, che si è messo in contatto con il presidente delle Marche Luca Ceriscioli – faccia con urgenza la sua parte: è un assurdo assoluto scaricare sui lavoratori i problemi di un’impresa con il sistema bancario. Sono sorpreso dato che Porcarelli non ha condiviso con nessuno tutto ciò: ha lasciato fuori il territorio, le istituzioni, ma lui è parte di questo territorio».

La Regione: un fulmine  Di «fulmine a ciel sereno» parlano anche dalla Regione Umbria. «Ci attiveremo subito per comprendere quanto sta avvenendo e anche nei confronti del ministero per un chiarimento rispetto alla questione – afferma a caldo il vicepresidente Fabio Paparelli -, ribadendo comunque che le Regioni Umbria e Marche hanno fatto la loro parte in questa vicenda, sia in termini di risorse che, quando necessario, di ammortizzatori sociali. Ci sono risorse, ma anche gli imprenditori e Porcarelli in primis devono fare la loro parte». La Jp, fin da quando a fine 2011 ha acquisito gli stabilimenti ex Merloni, portando in azienda 700 persone, ha dovuto affrontare una situazione di mercato e un contenzioso con le banche non semplici. Nonostante questa fase sembrava superata, secondo quanto si apprende, ci sono ancora delle prosecuzioni del contenzioso che si stanno affrontando su un tavolo con ministero, amministratori della procedura straordinaria, banche e Jp su alcuni aspetti che, se non risolti, potrebbero mettere in dubbio il progetto di rilancio.

Il quadro Certo è che le Regioni hanno aiutato non poco la Jp. Una parte rilevante delle risorse dell’accordo di programma, circa 9 milioni, sono destinati per il comparto ex Merloni. Umbria e Marche poi hanno accantonato 2,6 milioni per cofinanziare un grande progetto di ricerca e sviluppo della Jp che, qualora andasse in porto, otterrebbe 10-15 milioni di contributo pubblico. Tutte risorse, però, a cui Jp, finché non si risolve lo strascico di contenzioso, non può accedere. Le Regioni si sono peraltro attivate presso il ministero per spingere verso la risoluzione dei problemi che, negli ultimi tempi, non sembrava lontanissima. Per questo non ci si attendeva una iniziativa come quella della messa in mobilità.

Smacchi «La decisione, resa nota dai sindacati, è allarmante – commenta il consigliere regionale del Pd Andrea Smacchi – e consegna il territorio in uno stato di incertezza che sembrava essere superato. Come in un terribile gioco, siamo di nuovo al punto di partenza, anche se si pensava di aver scongiurato il peggio, soprattutto alla luce dei buoni esiti dei bandi per la riqualificazione industriale del territorio, ma anche dopo le tante riunioni al ministero dello Sviluppo Economico, che sembravano aver fatto raggiungere un accordo con gli istituti di credito. Ora – conclude Smacchi – per fare chiarezza sulla vicenda e sulle reali intenzioni dell’imprenditore, è opportuno che arrivi il prima possibile una nuova convocazione del tavolo al Ministero, oltre ad una azione sinergica delle Regioni Umbria e Marche, affinché l’imprenditore ritiri la procedura».

 

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