di Iv. Por.
«Noi abbiamo visto in questi giorni dei dati che ci dicono che, sul piano dell’occupazione, anche nella cosiddetta ‘Italia di Mezzo’, siamo con gli stessi drammi di altre regioni ma con un tasso di occupazione ben inferiore a quello del 2004 e degli anni che abbiamo alle spalle, il che vuol dire che investimenti non ce ne sono stati, non si è creata occupazione, non si e’ determinato un investimento pubblico che permettesse di valorizzare le risorse». Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso a
margine dell’iniziativa ‘Per un piano del lavoro nell’Italia di Mezzo, organizzata dalla Cgil a Perugia. Oltre alla Camusso, presenti i presidenti di Umbria, Catiuscia Marini, Toscana, Enrico Rossi, il vicepresidente delle Marche Antonio Canzian e i segretari Cgil delle tre regioni (Bravi, Ghiselli e Gramolati).
Risorse sul lavoro Sull’Italia di Mezzo, Camusso ha rimarcato che «questa è una zona d’Italia che sarebbe ricchissima di proprie risorse, da quelle culturali a quelle agricole, a quelle del tessuto industriale e c’è bisogno di uno scatto che noi chiamiamo appunto Piano del lavoro, cioé concentrare sulla creazione di occupazione tutte le risorse possibili».
Troppa frammentazione Camusso ha parlato anche del dibattito in corso in Europa sulla creazione di macroregioni su cui convogliare risorse. «L’eccessiva frammentazione amministrativa – ha sottolineato – è uno dei problemi che hanno l’Italia e il contesto europeo, anche perché il disegno storico delle aree dell’Europa non corrisponde più alle geografie che ci sono e, per approcciare un disegno di macroregioni in Europa, anche l’Italia ha bisogno di ripensare se stessa e le sue dimensioni che sono oggettivamente troppo piccole e poco collegate. Mi pare però – ha aggiunto Camusso – che questo non sia al centro della riforma istituzionale di cui si sta discutendo, a partire dalla necessità di costruire le Unioni dei Comuni, di costruire delle dimensioni sovraregionali, di rideterminare l’equilibrio dei poteri tra il centro e la periferia perché una parte delle nostre difficoltà – ha concluso il segretario Cgil – è anche propria originata dalla sovrapposizione istituzionale».
L’analisi dell’Ires L’analisi della situazione, dati alla mano, l’ha offerta l’Ires Cgil (presente con Cerfeda, Batazzi e Bortolotti), descrivendo il quadro congiunturale e quello (più preoccupante) strutturale nelle tre regioni. I segnali di inversione di tendenza, che pure esistono, sono contraddittori e soprattutto non riguardano l’occupazione e di conseguenza i consumi interni, con una ricaduta evidente sulla domanda in quello che è il circolo vizioso alla base della crisi. Dunque, una “crisi dopo la crisi” per usare le parole dei ricercatori Ires, a fronte della quale non si vede però una risposta all’altezza da parte delle istituzioni (continua a latitare una politica industriale nazionale).
Rompere la gabbia Se questo è il quadro di partenza, le Cgil (quella nazionale e quelle delle tre regioni di mezzo) rilanciano con forza l’idea di un Piano del lavoro che «rompa la gabbia dell’austerità» e arresti la drammatica emorragia occupazionale in atto (in Umbria su 900mila abitanti circa 130 mila vivono una situazione di forte sofferenza occupazionale). E ragionare a livello interregionale, valorizzando quelle potenzialità comuni ad aree limitrofe e per certi versi simili, può rappresentare un valore aggiunto. «Un territorio di cerniera», non solo sull’asse nord-sud, ma su quello, così importante per l’Europa, est-ovest. «E’ l’Italia di mezzo – secondo la Cgil – che può far dialogare il Mediterraneo».
Coinvolgere l’università Tra le proposte specifiche avanzate da Camusso, c’è in primo luogo quella sulla valorizzazione del patrimonio culturale e del sistema universitario di questa area, con le sue eccellenze: «Si può chiedere a queste università di provare a tradurre in progetti alcune idee su ciò che si può fare nell’Italia di mezzo?», si è chiesta Camusso. E farlo ragionando di «specializzazioni e di elementi trainanti». Serve, insomma, secondo il segretario Cgil, un sistema universitario «che si parli e che provi a mettere sul tavolo nuove idee».
Qualità del lavoro L’altro nodo è quello del lavoro di qualità, da contrapporre a quel “mondo di lavoretti” che per le nuove generazioni è tanto dannoso quanto la disoccupazione. «Qui siamo in una parte d’Italia che da sempre ha avuto nella coesione sociale una sua caratteristica fondamentale – ha osservato Camusso – e da qui potrebbe partire un messaggio sull’importanza della qualità del lavoro come antidoto alla crisi». Dunque, un diverso modo di gestire gli appalti, ma anche un percorso di possibili reinternalizzazioni di servizi, visto che la continua flessibilizzazione del lavoro e la “perdita di senso del diritto” comporta una crescita massiccia dell’illegalità e del lavoro nero, come confermato proprio oggi dall’Inps. Da questo punto di vista, il settore della logistica è secondo Camusso emblematico.
Marini: Politiche comuni per crescere Prima di lei la presidente dell’Umbria Catiuscia Marini ha sottolineato che «quella delle regioni dell’Italia di Mezzo non è affatto una identità di risulta tra Nord e Sud, tutt’altro. In questa parte del Paese c’è l’Italia che è più Italia. E insieme possiamo e dobbiamo costruire delle politiche comuni che devono poter incidere positivamente soprattutto per dare ai cittadini risposte ai loro bisogni, a cominciare dalla grande questione del lavoro». In questa parte dell’Italia – ha affermato Marini – «è molto forte la presenza di un tessuto di piccole e medie imprese che rappresentano l’ossatura del sistema economico e industriale di tutto il Paese. Imprese che hanno dimostrato maggiore capacita’ di innovazione e di apertura all’internazionalizzazione. Qui è concentrata una parte notevole del patrimonio storico ed artistico nazionale, così come ambiente, paesaggio, antichi centri storici ne compongono il tratto identitario». Per la presidente dell’Umbria, è partendo proprio da questo che le Regioni dell’Italia di mezzo debbono saper recuperare «una capacità di politiche comuni che ci aiutino a mettere in campo azioni concrete per far ripartire lo sviluppo e la crescita economica in questo territorio dove la nostra azione sinergica può rappresentare il valore aggiunto».
