Elettrocarbonium (foto Rosati)

di Chia.Fa.

È sul tavolo di Sgl-Carbon da alcune ore la proposta di Elettrocarbonium per tentare di chiudere l’operazione di compravendita degli asset della fabbrica di Narni, dove lunedì mattina è andato in scena anche un incontro tra l’amministratore delegato Michele Monachino e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che inizialmente avevano convocato per le 9.30 l’assemblea dei lavoratori, allarmati da una serie di rumors sullo spegnimento degli impianti, poi posticipata alla tarda mattinata per fare il punto con l’imprenditore.

La proposta di Elettrocarbonium Nell’ultima proposta di accordo, Elettrocarbonium attraverso i propri legali si è detta disponibile ad «acquistare impianti e immobili di via del Lavoro al prezzo concordato nel gennaio 2015», ossia la simbolica cifra di 100 mila euro, e a procedere al «progressivo riassorbimento della forza lavoro», vale a dire una quarantina di operai ancora mai rientrati in fabbrica. Sul fronte della bonifica in continuità produttiva da eseguire nell’arco di sette anni, l’ad Monachino ha chiesto a Sgl-Carbon il «trasferimento delle somme stimate in sede di conferenza di servizi», si parla di circa 7 milioni di euro che Elettrocarbonium si impegna a garantire attraverso fideiussione assicurativa.

Si gioca ancora tutto sulla bonifica Ma la vera partita dell’accordo si gioca tutta sulla disponibilità dell’ad Monachino a «farsi carico di eventuali incrementi di costi correnti in relazione (esclusivamente, ndr) ai lavori già preventivati ed approvati dalla conferenza di servizi». Un passaggio, questo, non indifferente se si considera che nei giorni scorsi il liquidatore di Sgl-Carbon, l’avvocato Petrucci, aveva chiesto a Elettrocarbonium di garantire 4 milioni di euro (oltre ai 7 della bonifica in continuità) sostanzialmente a copertura di spese impreviste e quindi non computate nelle operazioni di messa in sicurezza ambientale.

Accordo entro 19 febbraio Una proposta che l’ad Monachino non ha accettato ma che, con la bozza di accordo inviata lunedì e definita «conclusiva», tenta di controbilanciare con la disponibilità alla copertura di un eventuale aggravio dei costi operativi per bonifiche già segnate nell’accordo di programma. In questo senso, Elettrocarbonium ha anche chiesto alla Regione e al ministero dello Sviluppo economico di istituire un tavolo tecnico per seguire le fasi della bonifica, sempre che tra le parti si trovi una quadra per chiudere l’estenuante trattativa. Un obiettivo da raggiungere, è scritto nel documento recapitato a Sgl-Carbon, entro il 19 febbraio considerato l’ultimo orizzonte per riuscire a evadere gli ordinativi incamerati e quindi tenere insieme i pezzi di un puzzle che stenta a essere completato. Diversamente,  sfumerebbe il progetto Elettrocarbonium.

Stipendi Al tavolo con le organizzazioni sindacali, l’ad Monachino ha anche annunciato che in caso di accordo sarebbe necessario attivare la cassa integrazione non è chiaro per quante unità, né per quale durata, complessivamente i lavoratori riassunti sono una settantina. Di certo però il ricorso all’ammortizzatore sociale allontana la riassunzione degli operai rimasti fuori dalla fabbrica. Sempre lunedì mattina il manager ha anche spiegato ai rappresentanti dei lavoratori che entro la fine di febbraio Elettrocarbonium riscuoterà una fattura da un milione di euro con cui, è stato assicurato, saranno saldate le due mensilità arretrate e la 13esima dei lavoratori in organico, ma anche i conti con le ditte dell’indotto, le cui maestranze sono in attesa di riscuotere stipendi arretrati.

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