La fabbrica di Narni (foto Colonna)

di Chiara Fabrizi

Sgl Carbon ha formalmente dichiarato cessata la trattativa con Elettrocarbonium e contestualmente richiesto definitivamente la restituzione di impianti e immobili di Narni. La decisione è stata comunicata ufficialmente dal liquidatore di Sgl Carbon, l’avvocato Marco Petrucci, attraverso una nota inviata sia ai rappresentanti istituzionali che alle organizzazioni sindacali.

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Sgl non vuole più trattare con Elettro L’epilogo, nell’aria ormai da giorni, è quindi arrivato giovedì mattina verosimilmente a seguito dell’incontro tra Petrucci e i manager di Sgl Carbon casa madre, proprietaria degli impianti e degli immobili della fabbrica di Narni. Oltre a chiudere l’estenuante partita scrivendo l’epilogo peggiore ma inevitabile, il liquidatore ha anche invitato l’amministratore delegato di Elettrocarbonium, Michele Monachino a lasciare in tempi rapidi il sito industriale, per il quale sono scaduti ormai dal 31 dicembre gli accordi inizialmente definiti, tanto che già il 4 gennaio gli era stata chiesta la restituzione degli asset.

La lettera di Petrucci In particolare, da quello che filtra, l’avvocato Petrucci nel documento ha messo in chiaro che Elettrocarbonium non solo non ha presentato una bozza della fideiussione, ma non ha neanche indicato il soggetto finanziario che avrebbe dovuto assicurare la garanzia. In questo senso nella comunicazione sarebbe stata rifilata una bacchettata anche alle istituzioni, che non avrebbero mai verificato né la situazione finanziaria di Elettro, né le sue effettive capacità di garantire la continuità produttiva. Irricevibili per Sgl anche le ultime proposte avanzate dagli avvocati dell’ad Monachino sia in relazione agli ordini che la stessa Sgl avrebbe dovuto inoltrarle, si parla di circa mille tonnellate di elettrodi e pure di fornitura delle materie prime, che alle condizioni di favore per la cessione degli asset.

Monachino sfrattato Per Sgl in sostanza Elettro non solo non può assicurare la continuità produttiva, ma non sarebbe stata neanche in grado di evadere gli eventuali ordini di Sgl che rileva anche l’incapacità a reperire sul mercato commesse e quindi a sviluppare la rete commerciale. Da qui allo stop alle trattative e all’archiviazione del progetto Elettrocarbonium, il passo è brevissimo. La proprietà è quindi pronta ad avviare ogni azione per rientrare in possesso degli immobili e degli impianti di Narni, su cui il contratto di comodato d’uso è ormai scaduto da oltre due mesi, ossia al 31 dicembre.

De Rebotti incontra sindacati Nel pomeriggio in Comune a Narni il sindaco Francesco De Rebotti ha incontrato i segretari territoriali Marianna Formica (Filctem-Cgil), Fabrizio Framarini (Femca-Cisl) e Franco Di Lecce (Uiltec-Uil) che poi si sono spostati in fabbrica per un’assemblea dei lavoratori. Con ogni probabilità venerdì i lavoratori torneranno a lavoro e quindi sospenderanno lo sciopero riproclamato lunedì, mentre le organizzazioni sindacali torneranno alla carica di Monachino per chiedere le due mensilità di stipendi arretrati e il licenziamento collettivo per permettere agli operai di beneficiare della mobilità residua e della Naspi.

Si torna al lavoro A commentare la mossa di Sgl Carbon è stata Formica: «La comunicazione che gli abbiamo inviato come organizzazioni sindacali, illustrando tra le altre sia il mancato pagamento degli stipendi che delle ditte dell’indotto, ha impresso un’accelerazione e permesso di sbloccare l’impasse». Nell’ultima riunione al ministero dello Sviluppo economico (Mise), rappresentanti dei lavoratori e istituzioni avevano inizialmente concordato di concedere alle due parti privati la possibilità di trovare un accordo entro l’11 marzo, ma poi col mancato pagamento degli stipendi di Elettrocarbonium la crisi è precipitata.

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