di Massimo Colonna

«Terni ha sofferto la crisi più di Perugia, e ora l’economia della città dell’Acciaio si lecca le ferite». Così BankItalia fotografa la situazione economica dell’Umbria, mettendo in evidenza, tra gli altri, i dati che riguardano lavoro, import e export, occupazione e percorsi di formazione. A presentare il rapporto ‘L’economia dell’Umbria’ nella sede ternana di Confindustria, il direttore centrale della filiale Bankitalia di Perugia, Nicola Barbera, il presidente di Confindustria Terni Giammarco Urbani e i ricercatori che hanno portato avanti la ricerca, Paolo Guaitini, Daniele Marangoni e Lucia Lucci.

Il manifatturiero Tanti dati sul tavolo, come quelli del manifatturiero, che riguardano soprattutto Terni: tra il 1981 e il 2001 la provincia ternana ha registrato un calo degli addetti manifatturieri del 35.5 per cento, contro una media italiana di 16 per cento. «Un dato – hanno spiegato i ricercatori – che ha fatto scendere il peso del settore nell’economia locale al di sotto della media nazionale e che è proseguita anche nel periodo successivo a quello analizzato, in particolare per le aziende di metalli e di prodotti in metallo». Dal 2015 si registrano segnali positivi, come la ripresa del Pil regionale, anche se con molte differenze a seconda dei territori. «Possiamo affermare – ha spiegato Guaitini – che c’è una timida ripresa che però divide: alcune imprese infatti hanno agganciato questo trend positivo rispondendo in maniera più veloce agli stimoli che arrivano dall’economia mondiale, mentre c’è ancora un numeroso gruppo di aziende che stenta, che fatica a comprendere a pieno le nuove dinamiche».

Overeducated Per quanto riguarda invece l’occupazione, la quota di laureati regionale è maggiore rispetto alla media nazionale, anche se la domanda di persone laureate è più bassa rispetto al trend generale. Questo porta anche al fenomeno degli ‘overeducated’, cioè di chi è impiegato in un posto di lavoro che richiede meno conoscenze rispetto a quelle per cui ha studiato e si è laureato. In generale, il settore dell’edilizia regionale mostra ancora segnali di affanno, mentre crescono gli investimenti nella manifattura perché ritenuti più redditizi.

@tulhaidetto

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