Ci sarà anche l’assessore alle Infrastrutture della Regione Umbria, Giuseppe Chianella, e la consigliera della Provincia Erika Borghesi al vertice che si terrà martedì alle 16 al ministero delle Infrastrutture, a Roma, per l’emergenza E45, dopo la chiusura della strada seguita al sequestro da parte della magistratura aretina del viadotto Puleto, a “rischio crollo”. La convocazione è arrivata dal dicastero che fa capo a Danilo Toninelli che, inizialmente, aveva invitato solo la Provincia di Arezzo. Poi, dopo le proteste dal versante emiliano, giustamente sono stati coinvolti tutti gli enti locali delle regioni interessate.
Allarme distributori Intanto prosegue l’allarme per le conseguenze economiche del blocco del traffico. L’ultima lamentela arriva dalla Figisc Confcommercio Umbria, che alla Regione che si attivi per ottenere la cassa integrazione straordinaria in deroga, necessaria per salvare almeno 100 posti di lavoro dei distributori di carburante. «Non occorre solo fare presto – si legge in una nota -. Occorre anche, da subito, individuare misure straordinarie per sostenere le imprese che in questo momento soffrono più di altre, in modo che possano restare sul mercato fino a quando l’emergenza E45 sarà risolta».
Fatturato: -50% Sono una ventina gli impianti di distribuzione del carburante attivi lungo la E45, messi in ginocchio dalla sua chiusura. Ad essere penalizzati non sono solo quelli più vicini al tratto sotto sequestro, nell’alta Umbria, che in qualche caso hanno addirittura chiuso. Tagli di circa il 50% nel fatturato si registrano anche in quelli vicini al capoluogo di regione, dove a crollare non è solo la vendita della benzina ma anche di tutti i servizi accessori, a cominciare da quelli di pubblico esercizio. «Il danno è già enorme, la preoccupazione è tanta – commenta Giulio Guglielmi, presidente di Figisc Confcommercio Umbria -. L’incertezza sui tempi di soluzione della vicenda E45 aggrava la situazione di tanti colleghi che stanno vivendo la chiusura della superstrada come una vera e propria calamità. Le nostre sono piccole imprese, ma insieme pesano nell’economia di questa regione: in questo momento sono a rischio almeno 100 posti di lavoro e il futuro di altrettante famiglie».
Appello alle Regione La Figisc chiede, dunque, che la Regione possa farsi parte diligente perché venga riconosciuto un aiuto a queste attività; in particolare, ricordando che per effetto della riforma degli ammortizzatori sociali intervenuta dal 1° gennaio 2017 le aziende che occupano fino a cinque dipendenti hanno perso ogni ammortizzatore sociale utile per gestire le crisi, Figisc Umbria ha chiesto che la Regione si faccia carico della necessità impellente di adottare misure di integrazione al reddito dei lavoratori di tali aziende reintroducendo la normativa della cosiddetta cassa integrazione salari straordinaria in deroga, per la sola causale legata a situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all’imprenditore o ai lavoratori.
