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In Umbria disoccupazione nel terzo trimestre all’8,8%
In Umbria disoccupazione nel terzo trimestre all’8,8%

di Daniele Bovi
Twitter @DanieleBovi

Rimane su livelli molto alti la disoccupazione in Umbria, con un numero di senza lavoro sensibilmente più consistente rispetto a quello dell’anno passato: 35 mila (37 mila nei precedenti tre mesi) le persone in cerca nel terzo trimestre del 2012 contro le 21 mila del 2011. Nel terzo trimestre del 2012 infatti la disoccupazione si attesta all’8,8%, in leggero calo rispetto al 9,1% dei mesi che vanno da maggio a giugno e di un 1% inferiore in confronto al periodo gennaio-marzo. Un dato, quello dell’8,8%, comunque ben superiore al 6,5% di media del 2011 e al 5,4% del terzo trimestre dello stesso anno. Una flessione che è possibile inquadrare in un trend che vede il terzo periodo degli ultimi tre anni far registrare performance migliori rispetto agli altri. Il dato negativo consiste nel fatto che nel 2010 e nel 2011 la flessione è stata più corposa. Insomma, per vedere se la percentuale alla fine dell’anno sarà più vicina al 10% del primo trimestre 2012 o all’8-9% dei restanti mesi, occorre attendere gennaio con i dati del quarto trimestre. Questo mentre a livello nazionale la percentuale raggiunge ad ottobre un record pari all’11,3% con quasi tre milioni di disoccupati.

Cala l’occupazione maschile Quello che invece emerge in modo netto dai dati dell’Istat è che nella sua totalità il calo della disoccupazione è da mettere in conto al recupero dell’occupazione femminile. Dalle 150 mila donne con un lavoro del primo trimestre infatti, si è passati alle 161 mila del terzo passando per le 160 mila del secondo; numero in linea con quello del secondo semestre del 2011. L’altro lato della medaglia è il peggioramento dell’occupazione maschile. Dal secondo al terzo trimestre infatti la disoccupazione maschile cresce di un punto e mezzo, dal 7,1% all’8,6%. Numeri che disegnano un’Umbria con settemila occupati in meno: 372 mila del terzo trimestre 2011 contro i 365 mila di un anno dopo, con un tasso di occupazione che passa dal 62,8% al 61,8%.

I giovani Numeri relativi a cosa è accaduto negli ultimi mesi nella fascia d’età tra i 15 e i 24 anni non ci sono. E se a livello nazionale l’Istat spiega che la disoccupazione giovanile è schizzata al 36,5% contro il 30,7% di un anno prima, lo studio della situazione nella regione è fermo a giugno: 22,8% con un tasso che sale al 28,4% tra le giovani donne. Contrariamente a quanto accade nel resto del Paese invece, in Umbria tra luglio e settembre è tornato a salire il numero degli inattivi, cioè di quelle persone in età lavorativa (15-64 anni) che un lavoro non ce l’hanno e non lo stanno cercando. Dalle 176 mila del secondo trimestre sono passate infatti a quota 186 mila (ben 118 mila le donne). Un livello comunque inferiore al 2011 quando il numero è oscillato sempre intorno ai 190 mila.

Gli inattivi All’interno di questo gruppo di persone quanto ha inciso il fattore «scoraggiamento» negli ultimi mesi? Secondo l’Istat in Umbria sono 143 mila (un dato simile rispetto a quello dei passati trimestri) quelle che «non cercano un lavoro e non sono disponibili a lavorare», 18 mila che non cercano ma che sarebbero disponibili e quattromila che cercano un’occupazione senza però essere disponibili a lavorare. In questo quadro un possibile campanello d’allarme è rappresentato dall’aumento più consistente, ovvero da quello relativo a coloro che cercano un lavoro «non attivamente». Persone, secondo le classificazioni statistiche, che dichiarano di non aver tentato nessuna strada nel corso dei 30 giorni precedenti: 21 mila nel terzo trimestre contro le 16 del secondo e le 14 mila nel primo. Il dato più alto dal 2004.

Bravi: situazione drammatica Secondo il segretario regionale della Cgil Mario Bravi, quello disegnato dall’Istat in Umbria è «uno scenario drammatico». «In altre regioni (Toscana, Marche) si registra – commenta – una tenuta dell’occupazione o addirittura un leggero aumento. Dalla fotografia fornitaci dall’Istat solo Sardegna e Calabria risultano avere un trend peggiore dell’Umbria. Se poi, al dato dei disoccupati e di chi è in cerca di una prima occupazione, si aggiunge il numero altissimo di oltre 13 mila cassaintegrati a zero ore, la situazione dell’Umbria sul versante del lavoro è assolutamente drammatica». «Questo dato – conclude Bravi – conferma la preoccupazione più volte espressa dalla Cgil dell’Umbria, l’esigenza di una diversa politica economica e industriale da parte del governo nazionale e un ruolo più incisivo e non evasivo da parte dell’associazioni delle imprese, a partire da Confindustria, che ci sembrano impegnate su altri versanti. Occorre puntare sulla crescita e sull’equità realizzando un piano per il lavoro e per l’occupazione a partire dalla questione giovanile. Perché occorre essere consapevoli che se non si cambia profondamente il 2013 sarà esplosivo».

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