I lavoratori della Croce rossa al presidio

di Ivano Porfiri

Proseguono e rilanciano i 33 lavoratori della Croce rossa impegnati da lunedì scorso in una protesta che non vede, al momento, sbocchi positivi. Arrivati al quarto giorno di presidio nei pressi della sede regionale Rai, sottolineano come «al momento abbiamo ricevuto tanta solidarietà dai cittadini ma nessuna attenzione da parte delle istituzioni».

La protesta continua Sono lì che aspettano, tuta arancione fosforescente, che qualcuno dedichi loro attenzione. O, meglio, qualcuno che possa aiutarli, perché a questi angeli custodi del quotidiano non manca l’affetto della gente. «Siamo qui da lunedì – spiega Fabio Stivala, rappresentante regionale Cgil per la Cri – e dovessi dire quanti cittadini ci hanno dimostrato solidarietà non saprei quantificarli. Ci vedono come coloro che quando hanno bisogno di aiuto ci sono sempre e vorremmo continuare a farlo se non ce lo impedissero».

Da marzo tutti a casa Il problema ormai è noto a molti: la decisone assunta a livello unilaterale dalla Croce rossa regionale di rescindere la convenzione con l’Asl 2 affidata dietro gara pubblica solo nel febbraio 2009, con scadenza febbraio 2012 e con la ulteriore previsione di un anno di proroga. Questi lavoratori (tranne una quindicina di interinali) hanno i loro contratti agganciati alla convenzione. Ergo, il 31 marzo, rescisso il contratto andrebbero a casa. «E’ incredibile – spiega Stivala – e quasi non sappiamo con chi prendercela: la Cri dice che servono almeno al 18 mila euro al mese per mantenere i servizi, da parte loro Regione e Asl non hanno colpe perché il contratto è stato firmato nel 2009. Solo che a rimetterci da questo intrigo siamo noi e le nostre famiglie. Si consideri poi che siamo dipendenti pubblici con almeno cinque anni di precariato, quindi tanti alle porte della regolarizzazione che, se si interrompe ora il rapporto di lavoro, non arriverà mai».

Chi sono I lavoratori della Cri sono tutti «autisti soccorritori», sono cioè quelli che stanno sopra le ambulanze e sui pulmini. «Non possiamo mettere l’ago perché non siamo infermieri – spiegano al presidio – ma per il resto assistiamo i malati e i disabili in tutto e per tutto. Anzi a tanti di loro siamo ormai legati perché li vediamo ogni giorno. Ad esempio i dializzati. Se non andiamo più noi, affideranno i servizi a qualche cooperativa di sicuro meno specializzata di noi, con pesanti ricadute anche per gli assistiti e le famiglie».

Il silenzio dei colpevoli Tanta vicinanza da famiglie di malati e dai cittadini, ma i lavoratori del presidio non hanno ricevuto che silenzio dai «tanti politici che passano qui davanti ogni giorno e a cui abbiamo dato i nostri volantini: passano e vanno via come fosse niente». Non sono stati ricevuti né dalla presidente della Regione, né dai vertici della Croce rossa, né da quelli della Asl. «Vorremmo spiegare la nostra situazione ma non ce ne viene data possibilità».

Pronti a occupare Ma non hanno intenzione di fermarsi. Anzi, rilanciano. «Se tutto resterà fermo – annuncia Stivala – dal 16 febbraio sospenderemo a malincuore i servizi, a cominciare dall’accompagnamento dei disabili ad esempio al Fratta, al Don Guanella, al Serafico. Manterremo comunque quelli ai dializzati e le urgenze. Poi occuperemo la sede: devono starci a sentire perché sul nostro lavoro tutti si riempiono la bocca di belle parole ma poi ci buttano a mare e questo non lo permetteremo».

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