Il tavolo dell'Alleanza per lo sviluppo

di Ivano Porfiri

Dall’analisi del complesso dei dati macroeconomici, sia congiunturali sia strutturali, emerge per l’Umbria il rischio di un «avvitamento della crisi» in misura superiore alla media nazionale, con un’economia regionale «impantanata» e che fatica – in un contesto nazionale negativo – a trovare percorsi per una ripresa forte e duratura. È quanto emerge, in sintesi, dal documento di analisi, elaborato dalla Regione e di cui si è discusso al Tavolo generale dell’«Alleanza per lo sviluppo – Umbria 2015», che si è riunita a Perugia. Le vie di uscita? Secondo la presidente Catiuscia Marini si avrà una speranza solo se si agisce tutti insieme programmando l’uso dei fondi europei.

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2013 negativo Secondo il documento della Regione «in uno scenario globale denso di incertezze e di criticità, con un rischio di avvitamento dell’economia europea e internazionale e prospettive non incoraggianti, a cui l’Italia non si sottrae, l’Umbria fatica a trovare percorsi per una ripresa forte e duratura dopo aver risentito più che altrove della crisi economica». Il 2013, secondo le proiezioni del Governo, sarà ancora un anno difficile: per buona parte del prossimo anno aumenterà la pressione fiscale, la disoccupazione continuerà a crescere – specie quella giovanile – mentre si assisterà alla decrescita dei salari reali con l’ulteriore aumento dei prezzi e la riduzione del potere di acquisto delle famiglie, il cui reddito reale disponibile è in calo continuo da ormai cinque anni, fenomeno mai registrato nel dopoguerra.

Benessere ridimensionato «Il rischio di veder ridimensionati gli standard di benessere dell’Umbria rispetto ai dati medi del Paese – si legge ancora – non è scongiurato, anche tenendo conto delle politiche di forte contrazione delle capacità di intervento del pubblico nelle aree del welfare (prestazioni sociali, ma anche cassa integrazione) e nelle aree di un possibile stimolo alla domanda».

Cronaca della crisi La cronaca della crisi parla di un «sistema regionale», che nel 2009 paga un prezzo notevolmente superiore al resto d’Italia nel commercio e turismo e – in modo particolarmente severo – nell’industria in senso stretto, mentre gli altri servizi di mercato «hanno tenuto». Una Umbria che poi riparte nel post-crisi abbastanza bene nel terziario di mercato e tiene meglio nelle costruzioni, ma non riesce a reggere il ritmo del resto del Centro Nord nell’industria e nell’agricoltura.

Chi soffre e chi meno Il sistema delle imprese regionali è stato tenuto in piedi soprattutto dalle imprese di dimensioni più grandi e che esportano. Le imprese più piccole e meno innovative «hanno invece pagato e stanno pagando, soprattutto in questa seconda fase di crisi, un prezzo molto caro alla riduzione dei consumi e, più delle altre, scontano i problemi di scarsa liquidità e di difficoltà di accesso al credito». Si tratta di agricoltori, imprenditori, artigiani, operatori del commercio e del turismo che hanno portato avanti progetti d’impresa con fatica, salvaguardando anche la loro manodopera più che altrove, ottenendo anche risultati buoni ma senza riuscire a «svoltare».

Edilizia e turismo Non va sottovalutata la difficoltà di comparti specifici, a partire dall’edilizia e il suo indotto. Anche il secondo motore dell’economia regionale – il turismo – resta molto esposto alle dinamiche della crisi e, pur in presenza di una sostanziale tenuta dei flussi turistici, non sembra riuscire a trainare in maniera sufficientemente decisa l’economia regionale.

Settore pubblico verrà ridimensionato Nel documento si ricorda come l’Umbria – soprattutto in alcune aree – abbia beneficiato, ancor più in questa fase di difficoltà, del ruolo del settore pubblico che ha in qualche modo assicurato la tenuta di posti di lavoro, retribuzioni, livelli di spesa e – anche se in misura progressivamente ridotta – di investimenti sul territorio. Un ruolo che anch’esso, inevitabilmente, dovrà essere rivisto.

Consumi in picchiata In sintesi, l’Umbria ha risentito più che altrove della crisi economica, e ciò soprattutto sul versante delle famiglie, come mostra l’andamento dei loro consumi, negativo anche nel 2011; a causa delle caratteristiche “strutturali” dell’Umbria, la crisi ha investito il mondo delle imprese, che perdono in produttività (nel medio termine) ed in valore aggiunto nonostante investano in media più di quanto accade nel resto d’Italia.

I motivi La composizione settoriale dell’economia umbra, che si modifica in favore del settore servizi – soprattutto quelli non di mercato – e la sostenuta dinamica della popolazione (in seguito all’arrivo di molti immigrati, spesso impiegati nei settori che «tengono» come agricoltura e servizi alla persona) è la spiegazione “tecnica” dell’andamento molto meno dinamico che nel resto d’Italia del Pil per abitante.

Le risposte Di fronte a questo quadro negativo, secondo la presidente Marini è urgente puntare su «crescita, occupazione e lavoro. Sono questi i temi centrali che devono vedere l’impegno straordinario e congiunto di tutti i soggetti pubblici e delle parti sociali». La presidente lo ha detto direttamente ai suoi interlocutori ponendo l’esigenza che lo stesso «tavolo generale»  dell’Alleanza superi e vada oltre la mera funzione «concertativa» ed assuma quella di momento di confronto ed elaborazione di nuove strategie per lo sviluppo «che servano ad accompagnare, per un verso, i processi di ristrutturazione del sistema economico ed industriale regionale e a mitigarne le ripercussioni di ordine sociale, e per l’altro verso ad individuare linee di indirizzo tese a favorire un nuovo sviluppo e la nascita di nuove imprese, guardando quindi verso il futuro della nostra regione».

Nuove linee di sviluppo Azioni che, secondo la presidente Marini, «devono aggiungersi a quelle che già nel recente passato sono state messe in campo, soprattutto in direzione dell’innovazione e della ricerca, individuando nuove linee di sviluppo e la relativa strumentazione che favoriscano l’insediamento di attività produttive capaci di generare nuovo occupazione».

Fondi europei La strada per la crescita, l’unica possibile, per la Marini passa dalle «opportunità che potranno derivare dalla nuova stagione dei fondi europei 2014-2020, ormai unico strumento finanziario, soprattutto per le Regioni, per mettere in atto politiche di sviluppo». Per cui «in Umbria abbiamo quindi la necessità di accelerare quanto possibile la definizione comune degli obiettivi strategici da perseguire per aggredire le principali criticità della nostra economia».

Obiettivi strategici L’invito della presidente Marini a tutti i soggetti che siedono al «Tavolo generale» è stato quello di avviare, quindi, già da ora una riflessione comune per definire insieme, entro i primi mesi del prossimo anno, «obiettivi strategici e linee di sviluppo» per ciò che riguarda la prossima stagione della programmazione comunitaria, mentre ha annunciato che nella seconda metà di gennaio lo stesso tavolo si riunirà per discutere le linee generali del Documento annuale di programmazione e del Bilancio regionale 2013.

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2 replies on “Crisi, Umbria impantanata e senza ripresa. Verso un 2013 durissimo: più tasse e poca crescita”

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