di Daniele Bovi
«La crisi non è finita del tutto, ci vorrà tempo affinché la ripresa diventi strutturale. E per agganciare questa ripresa servono le riforme». Così mercoledì Roberto Giannangeli, direttore di Cna Umbria, presentando il pacchetto di proposte dell’associazione che verrà messo anche sui tavoli dei candidati presidente che tra poco più di due mesi si contenderanno palazzo Donini.
Le proposte riguardano innanzitutto eliminazione degli sprechi, riorganizzazione di enti e società pubbliche e razionalizzazione dei servizi, con lo scopo di ridurre le tasse e aumentare i consumi. Al punto due la Cna mette nuove politiche industriali diversificate a seconda della dimensione delle imprese, che riguardino credito, turismo, innovazione, formazione e internazionalizzazione. «In questo caso – dice Giannangeli – il risultato atteso è quello della crescita e di una maggiore strutturazione della micro e della piccola impresa, che occupa l’82 per cento degli addetti del tessuto imprenditoriale».
Nuove politiche Quanto alle politiche per i giovani invece, l’obiettivo è in primis una semplificazione dei meccanismi di Garanzia giovani, con lo scopo di aumentare l’occupazione giovanile. Corposo il capitolo infrastrutture, dal «rafforzamento» dell’aeroporto attraverso un’apertura ai capitali privati fino al no secco al pedaggio sulla (ipotetica) E45 autostrada. Cina in più chiede lo sviluppo dei collegamenti con l’Alta velocità a partire dai Freccia Argento e il completamento della Quadrilatero. In più l’associazione chiede di pigiare sull’acceleratore per quanto riguarda la riqualificazione del patrimonio pubblico e privato e una valorizzazione di quello storico, artistico, culturale e paesaggistico.
Lo studio A fare da base a questo pacchetto di proposte ci sono quelli che l’associazione, in un dossier realizzato dal Centro studi Sintesi, ha individuato come i «dieci punti di forza da cui l’Umbria può ripartire». Un lungo report che disegna uno scenario meno fosco di quello tratteggiato in altre occasioni dall’associazione. Sotto esame non solo il sistema economico ma anche il tessuto sociale, il sistema sanitario, quello dell’istruzione, le politiche ambientali, l’amministrazione pubblica e altro ancora. Il quadro che viene fuori è quello di una regione «resistente», molto più di altre secondo lo studio. Fra le pmi ci sono alcune filiere produttive si sono rivelate «la vera risorsa della regione anche in termini di performance».
Dieci punti «Dai dati emerge infatti che – osserva Giannangeli -, soprattutto negli anni della crisi, le filiere del tessile nel Perugino e della meccanica di precisione a Foligno hanno registrato trend di crescita eccezionali. Non solo: un ruolo importante per la tenuta del sistema lo hanno giocato anche migliaia di imprese “resistenti”, che si aggiungono a quelle comunemente definite eccellenti di cui si parla sempre». Sul fronte degli investimenti, pur avendo perso tra 2011 e 2013 venti milioni, la riduzione è stata minore rispetto a quella di altre regioni. E se il credit crunch continua a far soffrire le imprese umbre, la flessione degli impieghi bancari (- 5,1%) appare più contenuta che in altre aree del Paese (- 8,7%).
Sociale e sanità Dal report poi emerge una regione dove il tessuto sociale ha tenuto. Un’Umbria superata solo dal Trentino nel grado di soddisfazione nelle relazioni familiari e un’assistenza agli anziani appena sotto a quella emiliana. «Bene anche l’istruzione – prosegue Alberto Cestari, del centro studi Sintesi -, dove la nostra regione risulta ai vertici per laureati e formazione. Se si aggiungono un sistema sanitario con i conti in ordine e un’amministrazione pubblica che, con i suoi 412 euro procapite, appare poco indebitata rispetto agli 869 euro della media nazionale, ne emerge una regione che, nel suo complesso, ha resistito e resiste. Tant’è che l’indice di competitività della regione è addirittura cresciuto durante la crisi, portando l’Umbria, solo nell’ultimo anno, a passare dal 181° al 167° posto».
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