di Gabriele Antonini
Al via la selezione per le Hydrogen valleys. L’Umbria si candida a diventare uno dei punti di riferimento della sostenibilità ambientale a livello nazionale ed europeo grazie alla riqualificazione di aree industriali dismesse da riconvertire per produrre idrogeno verde. Ma di cosa si tratta?
Progetto Hydrogen valleys Una valle dell’idrogeno è un ecosistema industriale con un’economia che deve coprire l’intera catena di valore del prodotto: produzione, stoccaggio, distribuzione e utilizzo finale. L’obiettivo del progetto è quello di promuovere la produzione locale e l’uso di idrogeno nell’industria in modo da costruire una rete più granulare a beneficio delle piccole e medie imprese, ma anche a vantaggio dei mezzi del trasporto pesante, attraverso la costruzione di specifiche stazioni a idrogeno. Ma quale può essere l’utilizzo?
Idrogeno verde Oggi l’idrogeno viene utilizzato principalmente nell’industria chimica, dove viene impiegato per produrre ammoniaca – sostanza fondamentale per i fertilizzanti – nella raffinazione del petrolio e, in minor misura, nel settore siderurgico per la produzione di acciaio. Negli ultimi anni, si è parlato sempre di più dell’impiego pulito e sostenibile dal punto di vista ambientale dell’idrogeno: questo gas potrebbe infatti essere utilizzato sia come carburante, sia come immagazzinatore di energia in eccesso da fonti rinnovabili per poi poter essere riutilizzato per produrre energia elettrica nel momento del bisogno, sia per facilitare la decarbonizzazione nell’industria pesante. L’estrazione di questa sostanza però non è così facile: l’idrogeno, infatti, non trovandosi in natura come elemento isolato, può essere ricavato solamente a partire da altre materie (idrocarburi e acqua) e pertanto non è una fonte ma un vettore energetico. Esistono, inoltre, più tipi di idrogeno a seconda della sostenibilità ambientale del processo impiegato per la sua produzione: quello verde viene prodotto dall’elettrolisi dell’acqua alimentata da energia proveniente da fonti rinnovabili, ma può derivare anche dal trattamento della biomassa; siccome nella sua produzione non viene prodotta anidride carbonica, esso rappresenta la tipologia di idrogeno meno impattante per l’ambiente. Tuttavia, a oggi, la quasi totalità di idrogeno impiegato a livello mondiale non viene realizzato a partire da energia rinnovabile, e quindi non è «verde», ma è ottenuto dagli idrocarburi, soprattutto metano, attraverso processi che, emettendo anidride carbonica, contribuiscono a impattare significativamente sull’ambiente. Infatti, per estrarre idrogeno verde è necessaria moltissima energia, così gli impianti per la produzione non sono ancora competitivi con quelli tradizionali, a causa dei costi eccessivi legati agli impianti per l’elettrolisi dell’acqua (elettrolizzatori).
Il progetto europeo Nonostante questo, le potenzialità dell’idrogeno verde sono state riconosciute dall’Unione europea che ha deciso di scommettere su questa sostanza presentando nel luglio del 2020 una strategia per l’idrogeno, in linea con l’obiettivo di azzerare le emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Per poter arrivare a questo traguardo i paesi europei devono puntare nei prossimi anni a ridurre notevolmente i costi legati alla filiera dell’idrogeno, in modo da rendere più economicamente vantaggioso per le aziende e i consumatori l’accesso al mercato di questo prodotto.
Il Pnrr Nel 2021 con la presentazione del Pnrr, il governo italiano in linea con la strategia europea, ha deciso di dedicare molto spazio alle tematiche legate all’idrogeno: in particolare, 3,19 miliardi di euro del piano di ripresa e resilienza sono riservati al finanziamento di progetti che hanno l’obiettivo di promuovere la produzione, la distribuzione e gli usi finali di questa sostanza, a cui si aggiungono 450 milioni di euro di fondi per sviluppare capacità nella produzione di elettrolizzatori. All’interno di questa «missione dell’idrogeno» sono previsti, oltre al pacchetto di finanziamenti, anche interventi legislativi necessari a ridurre gli ostacoli normativi e burocratici alla diffusione di questa sostanza e a promuovere la competitività all’interno del mercato dell’idrogeno, anche attraverso un progetto di revisione generale della tassazione dei prodotti energetici.
IDROGENO VERDE, IL PROTOCOLLO TRA GOVERNO E REGIONI
Hydrogen valleys umbre Il protocollo d’intesa firmato tra la presidente della Regione, Donatella Tesei, e il presidente del Consiglio, Mario Draghi, l’8 giugno scorso rappresenta un primo passo verso la creazione di valli della sostenibilità umbre. Il Pnrr infatti prevede all’interno del pacchetto di oltre 3 miliardi, lo stanziamento di 500 milioni di euro da investire per la riqualificazione di strutture industriali dismesse, compatibili per una riconversione in siti per la produzione di idrogeno. Stando alle dichiarazioni del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, l’iter per l’ottenimento dei finanziamenti prevede che entro marzo del 2023 ciascuna regione firmataria dell’intesa per i progetti delle hydrogen valleys dovrà identificare le aree dismesse da riqualificare e, a partire dallo stesso anno, inizieranno ad essere trasferite ai progetti vincitori le prime risorse. Inoltre, al termine della realizzazione dei progetti, ciascuna struttura dovrà arrivare a fornire tra 1 e 5 Mw (megawatt) di potenza energetica di idrogeno «possibilmente verde» potendo rilasciare nell’atmosfera al massimo tre tonnellate di anidride carbonica ogni tonnellata di gas prodotto. Una possibile alternativa provvisoria alla sostanza green, infatti, può essere l’utilizzo di idrogeno blu, ricavato dagli idrocarburi, ma meno impattante per l’ambiente rispetto a quello tradizionale in quanto parte dell’anidride carbonica che si crea in seguito al processo che porta alla sua formazione può essere catturata per poi essere stoccata nel sottosuolo.
Il progetto Arvedi Fondamentale in questo quadro è anche il ruolo dell’acciaieria di Terni. Infatti, secondo le parole della presidente Tesei, la Regione sarebbe intenzionata a estendere il discorso legato all’idrogeno anche al progetto di sostenibilità, riferito sempre a questa sostanza, previsto nel piano industriale della gestione Arvedi-Ast. Infatti la principale azienda umbra potrebbe beneficiare di parte del finanziamento di 2 miliardi di euro previsto dal Pnrr volto a facilitare la decarbonizzazione, tramite l’utilizzo di idrogeno, nei settori hard-to-abate quali il siderurgico. Ora non resta che attendere la decisione della giunta in merito all’individuazione delle valli dell’idrogeno umbre. In un prossimo articolo Umbria24 parlerà dei potenziali
«distretti della sostenibilità» presenti nel territorio.
