Un appello alla Regione affinché metta in campo tutti gli strumenti e le forme di politiche attive del lavoro. A lanciarlo sono i sindaci di Corciano e Magione, Cristian Betti e Giacomo Chiodini, a proposito della chiusura del punto vendita di Grancasa a Taverne di Corciano, che rimarrà aperto solo fino alla fine di gennaio; una doccia fredda arrivata sui 30 lavoratori e sulle istituzioni a poche ore dalla fine del 2020. Nei giorni scorsi, durante una riunione tra ministero dello Sviluppo economico, istituzioni, azienda e sindacati, è stato concordato un periodo di cassa integrazione di 12 mesi e la possibilità di alcune ricollocazioni nell’altro negozio umbro, che si trova a Spello.
CHIUSURA DI GRANCASA, UN ANNO DI CASSA INTEGRAZIONE
Chiodini e Betti «I licenziamenti e la crisi di Grancasa – dicono Betti e Chiodini – non passino sotto silenzio. L’attenzione delle istituzioni e delle parti sociali rimanga alta. Il numero considerevole di dipendenti coinvolti, tutelati da un solo anno di cassa integrazione e ancora lontani dalla pensione, merita un forte impegno della Regione Umbria in termini di politiche attive del lavoro. Come sindaci di Corciano e Magione siamo al loro fianco in questo difficile epilogo per uno dei luoghi commerciali più conosciuti e apprezzati del territorio».
GRANCASA CORCIANO, DOCCIA FREDDA SUI LAVORATORI
Appello «La situazione occupazionale in Umbria – aggiungono i sindaci di Corciano e Magione – è critica. A causa della pandemia il settore del commercio non alimentare vive una condizione di arretramento percepibile da tutti noi. La vicenda di Grancasa rientra in questo contesto e merita la massima attenzione. È per questo che facciamo appello alla Regione Umbria affinché metta al servizio di questi lavoratori i migliori strumenti possibili in termini di politiche attive del lavoro, anche in considerazione del solo anno di cassaintegrazione al momento riconosciuto dal ministero dello Sviluppo economico».
